Le gemelle siamesi ricoverate al Policlinico S.Orsola di Bologna non ce l’hanno fatta. Rebecca e Lucia erano unite sin dalla nascita per il torace e l’addome. Avevano un unico fegato e cuore. La situazione sin da subito era apparsa molto grave. Nell’ultimo periodo però le gemelline si erano ulteriormente aggravate nonostante fossero monitorate giorno e notte dai medici dell’ospedale bolognese.
Nell’ultimo bollettino medico diramato dai dottori del Policlinico si legge: “progressivo ed incalzante quadro di aggravamento delle condizioni generali, con modesta risposta ai trattamenti”. Condizioni molto precarie “che si mantengono protettivi e proporzionati alla risposta clinica”.
Inizialmente i medici aveva pensato ad un intervento di seperazione. In questo modo i dottori avrebbero sper
ato di salvare almeno una delle piccole. Nel corso degli accertamenti diagnostici però la decisione dell’operazione è stata sempre rimandata. Durante la degenza infatti le gemelle “hanno mostrato progressivamente le difficoltà di un intervento di separazione”, a causa di “malformazioni particolarmente complesse di molteplici organi e apparati”.
La decisione dell’intervento attirò a se numerosi commenti. Il monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione dichiarò: “Si deve prendere in considerazione il fatto che ambedue le gemelle potrebbero morire per la situazione precaria in cui si trovano. In questo caso il tentativo medico di intervento per salvare almeno una vita sarebbe lecito. Ogni sforzo per salvarne almeno una è da noi considerato come un atto di amore a favore della vita”.
Non della stessa opinione invece era il teologo Luigi Lorenzette che pubblicò un articolo su ‘Famiglia Cristiana’ intitolato “La vita non si decide a tavolino”. Il direttore sanitario del Policlinico, Mario Cavalli, sin dall’inizio aveva classificato Rebecca e Lucia come “Un caso estremamente complesso e delicato”.