Nordio rilancia il sì: “Il Codice penale porta la firma di Mussolini”

Il ministro della Giustizia interviene a Bari sul referendum del 22 e 23 marzo: separazione delle carriere, riforma necessaria e tavolo aperto sulle norme attuative.

La campagna per il referendum e il nodo del Codice penale

La campagna referendaria sulla riforma della giustizia entra nella fase più intensa. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio prosegue gli incontri pubblici a sostegno del sì al referendum del 22 e 23 marzo, chiamato a introdurre in Costituzione la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

Intervenendo a Bari, a margine di un’iniziativa promossa dall’associazione dei giovani avvocati della provincia e dalla Camera penale, Nordio ha richiamato l’origine storica dell’attuale impianto normativo. “Il codice penale che è ancora in vigore è firmato da Benito Mussolini e da Vittorio Emanuele III”, ha affermato, sostenendo che la giustizia italiana necessiti di un cambiamento profondo per essere pienamente allineata ai sistemi liberali occidentali.

Secondo il guardasigilli, la riforma rappresenta un passaggio decisivo per superare un assetto che, a suo dire, risente ancora di un’impostazione risalente al periodo fascista.

Il clima del confronto politico

Con l’avvicinarsi del voto, il dibattito pubblico si è progressivamente irrigidito. Nordio ha riconosciuto che la polemica potrebbe intensificarsi nelle prossime settimane. “Dopo questo referendum, quando vincerà il sì, non avremo né vinti né vincitori”, ha dichiarato rispondendo a una domanda del direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Mimmo Mazza, sul rischio di una frattura nel Paese.

Il ministro ha aggiunto di temere che una campagna particolarmente accesa possa lasciare strascichi, pur ribadendo la convinzione che, una volta compresi i contenuti della riforma, il clima possa distendersi.

Nel suo intervento, Nordio ha sostenuto che la separazione delle carriere sia una scelta già adottata nelle principali democrazie occidentali e funzionale a rendere il sistema più efficiente e coerente con standard europei.

Le norme attuative e il confronto con le categorie

In caso di vittoria del sì, la fase successiva riguarderà la definizione delle norme di attuazione. Nordio ha annunciato la disponibilità ad aprire un tavolo di confronto con avvocatura, magistratura e mondo accademico per tradurre la riforma costituzionale in disposizioni operative.

“Questo è solo un primo passo”, ha sottolineato, indicando la volontà di proseguire lungo un percorso di revisione complessiva del sistema giudiziario.

Il referendum, dunque, rappresenta per il governo un passaggio chiave nella ridefinizione dell’assetto della giustizia italiana, mentre il confronto politico resta acceso in vista del voto di marzo.

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