Di Matteo: “Voteranno Sì i massoni, i grandi architetti del sistema corruttivo e i mafiosi”, Tortora non ci sta

Scontro sul referendum sulla giustizia: la giornalista replica alle frasi del magistrato Nino Di Matteo che aveva parlato di mafiosi e massoni tra i sostenitori del sì.

Le parole di Di Matteo al centro della polemica

Il confronto sul referendum sulla giustizia si accende dopo l’intervento del magistrato Nino Di Matteo a Roma, durante la presentazione del libro di Marco Travaglio, Perché No – Guida al Referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole.

Di Matteo, dichiarandosi in linea con Nicola Gratteri, ha affermato: “Insieme alle persone per bene che voteranno Sì, voteranno Sì i massoni, i grandi architetti del sistema corruttivo e i mafiosi”.

Nel suo intervento, il magistrato ha sostenuto che la riforma nascerebbe da una sistematica delegittimazione della magistratura, citando casi giudiziari che negli anni hanno alimentato polemiche pubbliche. Secondo Di Matteo, alcune forze politiche avrebbero costruito consenso criticando l’operato dei giudici, parlando “alla pancia” di chi avrebbe interesse a indebolire il ruolo della magistratura.

La replica di Gaia Tortora

Le dichiarazioni hanno suscitato la reazione di Gaia Tortora, giornalista del TgLa7 e figlia di Enzo Tortora, protagonista di uno dei più noti casi di errore giudiziario in Italia.

“Di Matteo mi ricorda quel pm che disse che mio padre era stato eletto con i voti della camorra. Stiamo ancora così. Ed è grave. È la loro cultura del diritto e del rispetto”, ha dichiarato.

Il riferimento è alla vicenda che coinvolse Enzo Tortora, eletto al Parlamento europeo nel 1984 con il Partito Radicale mentre si trovava agli arresti domiciliari. Le parole della giornalista riportano al centro del dibattito il tema del rapporto tra politica, magistratura e opinione pubblica.

Referendum e clima sempre più acceso

Lo scontro si inserisce in una campagna referendaria caratterizzata da toni sempre più netti. Di Matteo, nel suo intervento, aveva anche richiamato precedenti storici, ricordando che nel 1987, in occasione del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, alcuni partiti favorevoli alla riforma avrebbero raccolto consensi anche in ambienti criminali.

Le dichiarazioni hanno riacceso il confronto politico e istituzionale sulla separazione delle carriere e sul ruolo della magistratura, con il dibattito che continua a polarizzarsi in vista del voto.

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