Tajani alla Camera: “L’Italia sarà al Board of Peace, scelta coerente con la Costituzione”

Il ministro degli Esteri difende la partecipazione italiana come osservatore al Board of Peace su Gaza. Le opposizioni parlano di scelta sbagliata e attacco al multilateralismo.

Alla Camera, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha illustrato le ragioni della presenza italiana al primo incontro del Board of Peace convocato a Washington il 19 febbraio su iniziativa di Donald Trump.

Secondo Tajani, la formula dell’adesione come “Paese osservatore” rappresenta “una soluzione equilibrata e rispettosa dei vincoli costituzionali”, consentendo all’Italia di essere parte del confronto senza sottoscrivere formalmente lo statuto dell’organizzazione.

L’obiettivo dichiarato del Board è promuovere stabilità, favorire la ricostruzione istituzionale e garantire una pace duratura nelle aree colpite da conflitti, a partire dalla Striscia di Gaza.

“Non possiamo restare ai margini”

Nel suo intervento, Tajani ha sottolineato che anche l’Unione europea sarà presente con la presidenza di turno e un rappresentante della Commissione. Prevista inoltre la partecipazione di diversi attori regionali, tra cui Egitto, Giordania, Arabia Saudita, Qatar e Indonesia.

“Come potrebbe l’Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente?”, ha domandato il ministro, rivendicando il ruolo svolto finora dal governo nel sostegno al cessate il fuoco e negli aiuti umanitari, anche attraverso l’iniziativa “Food for Gaza”.

Per il titolare della Farnesina, la crisi mediorientale incide direttamente sugli interessi strategici italiani: sicurezza nazionale, contrasto al terrorismo, gestione dei flussi migratori e tutela delle rotte commerciali, considerando che circa il 40% dell’export italiano transita attraverso il Mar Rosso.

Tajani ha invitato a non trasformare la politica estera in terreno di scontro interno, auspicando un confronto “serio e trasparente” su un dossier che coinvolge equilibri regionali e interessi economici di primo piano.

Le critiche delle opposizioni

Dai banchi dell’opposizione sono arrivate reazioni dure. Esponenti del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra hanno parlato di scelta discutibile e di rischio di legittimare un’iniziativa considerata distante dall’impianto multilaterale tradizionale.

Per alcuni parlamentari del Partito Democratico, la natura del Board rappresenterebbe uno scostamento dalla collocazione internazionale abituale dell’Italia, mentre altri hanno sollevato dubbi sulla compatibilità con il ruolo delle Nazioni Unite nel processo di pace.

In Aula il confronto si è acceso soprattutto sulla natura dell’organismo e sulla sua efficacia nel garantire una pace stabile e condivisa, con posizioni nettamente contrapposte tra maggioranza e opposizione.

La partecipazione italiana come osservatore segna comunque un passaggio politico rilevante: presenza al tavolo senza adesione piena, nel tentativo di mantenere un equilibrio tra coinvolgimento diplomatico e rispetto dei vincoli costituzionali.