Sanzioni Ue, O’Sullivan: “Nel 2026 l’economia russa rischia il punto di rottura”

L’inviato europeo per le sanzioni avverte: l’economia di guerra distorce Mosca, entrate petrolifere in calo e maggiori controlli contro le elusioni.

O’Sullivan: nel 2026 possibile svolta economica per Mosca

Nonostante i venti pacchetti di misure restrittive adottati dall’Unione europea dall’inizio della guerra in Ucraina, la Russia ha finora continuato a sostenere il proprio apparato militare. Tuttavia, secondo David O’Sullivan, inviato europeo incaricato nel 2022 di monitorare l’efficacia delle sanzioni e contrastarne l’aggiramento, il sistema potrebbe avvicinarsi a un limite strutturale.

In un’intervista al The Guardian, il funzionario europeo osserva che nel corso del 2026 l’equilibrio potrebbe diventare insostenibile. A suo giudizio, l’economia russa è stata progressivamente rimodellata in funzione dello sforzo bellico, con un forte spostamento di risorse verso la produzione militare a scapito dei settori civili. Una trasformazione che, secondo O’Sullivan, non può protrarsi indefinitamente senza generare effetti destabilizzanti.

Un indicatore chiave resta quello delle entrate petrolifere. I dati diffusi dal ministero delle Finanze di Mosca mostrano proventi ai livelli più bassi dal luglio 2020. Il calo è stato finora attenuato dal ricorso alla cosiddetta “flotta ombra” e dalla prosecuzione degli scambi con Paesi terzi.

Petrolio, accordo Ue-India e tensioni con Washington

Sul fronte energetico, la Russia ha potuto contare sulle vendite verso grandi economie come Cina e India. Proprio con Nuova Delhi, l’Unione europea ha siglato di recente un’intesa commerciale definita di rilievo strategico. Una scelta che ha suscitato reazioni negli Stati Uniti: il segretario al Tesoro Scott Bessent ha criticato Bruxelles per non aver inserito ulteriori restrizioni sull’acquisto di greggio russo nell’accordo con l’India.

Nei giorni successivi, Washington ha annunciato che l’India avrebbe interrotto gli acquisti di petrolio russo in cambio di una riduzione dei dazi statunitensi su alcune merci. O’Sullivan ha difeso l’intesa europea, ricordando che prima della firma erano state adottate misure mirate, tra cui sanzioni contro una grande raffineria indiana, il divieto di importare prodotti raffinati ottenuti da greggio russo e la decisione del gruppo portuale Adani di limitare l’accesso a determinate petroliere.

Elusioni, tecnologia occidentale e asse con Pechino

L’Unione europea continua inoltre a lavorare per contrastare la riesportazione verso la Russia di beni potenzialmente utilizzabili in ambito militare. Secondo l’inviato Ue, sono stati registrati progressi nel contenimento dei flussi attraverso Asia centrale, Caucaso, Turchia, Serbia ed Emirati Arabi Uniti, oltre che in misura minore dalla Malesia. Le principali forme di elusione, viene spiegato, sarebbero oggi riconducibili più a operatori economici privati che a governi.

Un’eccezione significativa resta la Cina. O’Sullivan indica in Pechino un partner che fornisce sostegno alla Russia, pur senza invii diretti di armamenti. Allo stesso tempo, segnala una maggiore consapevolezza nei Paesi europei sul rischio che componenti tecnologici occidentali possano finire, attraverso intermediari, nei sistemi d’arma russi.

Secondo quanto riferito, analisi condotte su armamenti recuperati in Ucraina mostrerebbero la presenza di componenti provenienti da Stati Uniti, Unione europea, Svizzera e Regno Unito, un elemento definito motivo di preoccupazione per i governi coinvolti.

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