Il vicepremier incontra Mattarella sul decreto infrastrutture e difende le norme sul Ponte. Intanto nel Carroccio si apre il dopo Vannacci.
Il confronto al Quirinale e il nodo Ponte sullo Stretto
Dalle grandi opere agli equilibri interni alla Lega, Matteo Salvini affronta una fase politicamente delicata. Martedì il vicepremier si è recato al Quirinale per un colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con al centro il decreto infrastrutture atteso in Consiglio dei ministri.
Nel provvedimento rientrano anche le disposizioni sul Ponte sullo Stretto, tornato nel testo a metà gennaio dopo che in autunno la delibera per la realizzazione dell’opera era stata oggetto di rilievi da parte della Corte dei Conti. Le osservazioni riguardavano la conformità alle norme europee e la copertura finanziaria interamente pubblica.
Il Ministero delle Infrastrutture sta predisponendo una norma di adeguamento per recepire le indicazioni della magistratura contabile. Il decreto disciplina l’acquisizione di pareri tecnici, tra cui quelli del Nars e dell’Art, e definisce la riadozione del Piano economico e finanziario, aggiornato alla legge di bilancio, approvato dal Cipess e integrato nella convenzione di concessione.
Le repliche alle critiche e il caso Ciucci
In conferenza stampa Salvini ha rivendicato la compattezza della maggioranza sulle grandi opere, citando anche il Mose e le riforme in corso. Ha respinto le accuse di voler ridurre i poteri di controllo della Corte dei Conti, negando l’esistenza di norme limitative.
Il vicepremier ha inoltre criticato una presa di posizione dell’Associazione nazionale dei magistrati contabili, definita una contestazione preventiva su un testo non ancora formalizzato. Quanto alla nomina di Pietro Ciucci come commissario per il Ponte, Salvini ha escluso conflitti di interesse, ricordando che la società Stretto di Messina è interamente pubblica. Per evitare ulteriori polemiche, ha annunciato che sarà il ministero a gestire direttamente i rapporti con la Corte dei Conti e con le istituzioni europee, oltre alle fasi operative che precederanno l’apertura dei cantieri.
Il dopo Vannacci e la partita per la vicesegreteria
Il capitolo infrastrutture si intreccia con la fase interna alla Lega seguita all’uscita di Roberto Vannacci. Salvini ha commentato la rottura sottolineando che il seggio europeo era stato conquistato sotto il simbolo del partito.
Anche Luca Zaia ha parlato di correttezza non ricambiata, mentre Massimiliano Fedriga ha criticato l’idea di utilizzare il consenso elettorale per poi intraprendere un percorso autonomo. Con la vicesegreteria rimasta vacante, si apre ora il confronto sulle possibili candidature, ma la decisione finale – ha chiarito Salvini – spetterà al segretario.
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