Uno studio del CNIO elimina il tumore al pancreas nei topi con tre farmaci combinati. Burioni: risultati promettenti, ma lontani dall’applicazione clinica.
Lo studio del CNIO pubblicato su Pnas
Un gruppo di scienziati spagnoli ha ottenuto la completa regressione del tumore al pancreas in modelli murini grazie a una combinazione di tre farmaci mirati. Il lavoro, firmato dal team guidato dall’oncologo Mariano Barbacid presso il Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas (CNIO), è stato pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
I ricercatori hanno utilizzato topi geneticamente modificati per sviluppare un adenocarcinoma duttale pancreatico simile a quello umano. L’obiettivo era colpire simultaneamente più bersagli molecolari responsabili della crescita e della sopravvivenza delle cellule tumorali.
Al centro della strategia c’è la mutazione del gene KRAS, presente nella quasi totalità dei tumori pancreatici e considerata uno dei principali motori della malattia. Oltre a KRAS, la combinazione sperimentale blocca proteine chiave come EGFR e STAT3, coinvolte nei meccanismi che consentono alle cellule maligne di proliferare e resistere ai trattamenti.
Nei modelli trattati, le masse tumorali sono scomparse e non si sono ripresentate per oltre 200 giorni, un intervallo significativo per la durata di vita dei topi. Gli autori riferiscono inoltre l’assenza di tossicità rilevante negli animali osservati.
Perché il tumore al pancreas resta una sfida
Il carcinoma pancreatico, in particolare l’adenocarcinoma duttale, è tra le neoplasie più aggressive. La diagnosi avviene spesso in fase avanzata e le opzioni terapeutiche risultano limitate.
In Europa si registrano ogni anno oltre 140.000 nuovi casi e più di 130.000 decessi. Anche in Italia i numeri restano elevati: circa 14.800 nuove diagnosi annuali e un tasso di mortalità quasi sovrapponibile. La sopravvivenza a cinque anni supera di poco l’11-12 per cento e solo una minoranza dei pazienti può accedere alla chirurgia con intento curativo.
In questo contesto, ogni avanzamento nella ricerca preclinica viene osservato con attenzione dalla comunità scientifica. L’ipotesi che un attacco simultaneo a più vie molecolari possa impedire al tumore di adattarsi rappresenta un filone di studio rilevante.
Le cautele di Roberto Burioni sul passaggio all’uomo
Di fronte alla diffusione di titoli entusiastici, il virologo e immunologo Roberto Burioni, in un intervento pubblicato su Substack, invita a interpretare i dati con equilibrio.
Secondo lo specialista, i risultati ottenuti nei topi sono scientificamente solidi e interessanti, ma non equivalgono a una cura pronta per i pazienti. I modelli murini, pur sofisticati, non replicano pienamente la complessità dell’organismo umano. Differenze nel metabolismo, nella risposta immunitaria e nella gestione dei farmaci possono modificare radicalmente l’efficacia e la sicurezza di una terapia.
Un ulteriore elemento riguarda le proteine bersaglio. Molecole come STAT3 svolgono funzioni essenziali anche nei tessuti sani, regolando processi vitali. L’inibizione sistemica nell’uomo potrebbe comportare effetti collaterali non emersi nei modelli animali.
Il passaggio dalla fase preclinica ai trial clinici richiede studi di tossicità, definizione dei dosaggi e sperimentazioni progressive. Lo stesso Barbacid ha sottolineato la necessità di risorse economiche per avviare i test sull’uomo, invitando istituzioni e fondazioni a sostenere il progetto.
La ricerca fornisce nuove indicazioni sulle vulnerabilità biologiche del tumore pancreatico e apre prospettive di studio. Tuttavia, tra il risultato ottenuto in laboratorio e una terapia disponibile in corsia esiste un percorso lungo, scandito da verifiche scientifiche e autorizzazioni regolatorie.
