New Start verso la scadenza: cosa cambia per Usa, Russia e Cina

Il 5 febbraio scade il trattato New Start tra Stati Uniti e Russia. Nessun rinnovo in vista: timori di riarmo, ma il nodo è l’ingresso della Cina nei nuovi equilibri.

Cos’è il New Start e perché è cruciale

Il 5 febbraio scadrà il New Start, ultimo grande accordo tra Stati Uniti e Federazione russa per limitare le armi nucleari strategiche. Firmato nel 2010 da Barack Obama e Dmitrij Medvedev, il trattato fissava tetti precisi agli arsenali dispiegati: massimo 1.550 testate nucleari operative e limiti stringenti su missili balistici intercontinentali, missili lanciati da sottomarini e bombardieri strategici.

Nel 2021 l’intesa era stata prorogata per cinque anni, ma nel 2023 Vladimir Putin ha sospeso la partecipazione russa, pur senza dichiarare formalmente decaduto l’accordo. Sullo sfondo, la guerra in Ucraina e il deterioramento dei rapporti con Washington.

Secondo la Federazione degli scienziati americani, Stati Uniti e Russia detengono insieme circa l’86% delle testate nucleari mondiali. Il New Start, oltre ai limiti quantitativi, garantiva un sistema di verifiche e comunicazioni reciproche per ridurre il rischio di escalation e malintesi.

Le mosse di Trump e l’ombra della Cina

Negli ultimi mesi Mosca ha proposto di prorogare l’accordo almeno fino al 2027, ma dall’amministrazione guidata da Donald Trump non è arrivato un via libera formale. Il presidente americano ha fatto sapere di preferire un nuovo trattato che includa anche la Cina.

È qui che si gioca la partita più delicata. Pechino, secondo stime del Pentagono, potrebbe arrivare a 1.500 testate entro il 2035; oggi ne avrebbe circa 600. Washington teme il cosiddetto “two-peer problem”: dover fronteggiare contemporaneamente Russia e Cina come potenze nucleari rivali.

Nel frattempo, negli anni recenti sono stati abbandonati altri pilastri del controllo degli armamenti: il trattato INF sulle forze nucleari a medio raggio e Open Skies sulla trasparenza militare. Mosca ha inoltre revocato la ratifica del trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari.

Le diffidenze si sono acuite anche sul fronte della difesa missilistica statunitense, in particolare con il progetto “Golden Dome”, visto dal Cremlino come un potenziale squilibrio nella deterrenza.

Corsa al riarmo o nuova architettura?

Molti osservatori temono l’avvio di una nuova corsa agli armamenti. Per altri analisti, la fine del New Start non equivale automaticamente a una crisi imminente della deterrenza nucleare, già messa in discussione da tempo.

Il nodo centrale sarebbe l’aggiornamento di un sistema pensato in epoca bipolare, quando il confronto era esclusivamente tra Washington e Mosca. Oggi lo scenario è multipolare, con la Cina protagonista crescente e con equilibri strategici profondamente mutati.

Secondo diverse valutazioni, Stati Uniti e Russia avrebbero comunque interesse a mantenere un quadro di regole minime, per evitare un’escalation incontrollata e preservare la prevedibilità reciproca. Più incerto appare il coinvolgimento di Pechino, tradizionalmente restia ad accettare regimi di ispezione stringenti.

Con la scadenza ormai imminente, resta da capire se prevarrà la logica del confronto o quella del negoziato. L’assenza di un accordo formale non implica automaticamente una rottura immediata, ma segna la fine dell’ultimo grande trattato simbolo dell’era post-Guerra fredda.

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