Torino, Ricolfi accusa la sinistra: “Corresponsabilità politica”

Dopo gli scontri legati ad Askatasuna, Luca Ricolfi parla di corresponsabilità della sinistra e di una mancata presa di distanza preventiva dalla violenza.

Le critiche dopo la guerriglia urbana

A due giorni dagli scontri di Torino collegati alla mobilitazione degli antagonisti pro-Askatasuna, il dibattito politico resta acceso. Tra le voci più nette c’è quella del sociologo Luca Ricolfi, che in un’intervista a La Stampa ha parlato di “grave corresponsabilità politica” da parte di una parte della sinistra.

Secondo Ricolfi, era noto che la manifestazione avrebbe potuto degenerare in scontri violenti. Per questo, sostiene, chi ha aderito senza organizzare un servizio d’ordine o una campagna preventiva contro la violenza non può dichiararsi sorpreso per quanto accaduto.

Il sociologo richiama inoltre una differenza storica: “La sinistra ufficiale di ieri aveva una posizione chiara contro terrorismo ed estremismo”, afferma, citando figure come Luciano Lama ed Enrico Berlinguer. Oggi, aggiunge, il quadro sarebbe mutato, facendo riferimento agli attuali leader Elly Schlein e Maurizio Landini.

Askatasuna e le responsabilità politiche

Nel ragionamento di Ricolfi, le responsabilità non si esauriscono nelle forze politiche che hanno partecipato alla mobilitazione. Il sociologo individua un errore anche nei governi che, a suo avviso, per decenni avrebbero tollerato l’occupazione dello stabile di Askatasuna. Un rilievo che estende anche all’amministrazione cittadina, accusata di non aver colto o di aver sottovalutato la natura del centro sociale.

Secondo il presidente della Fondazione Hume, la sinistra italiana avrebbe ancora oggi un problema di “maturità democratica”, con un atteggiamento ambiguo nei confronti di alcune forme di radicalismo politico.

“Una verità indicibile”

Ricolfi spinge l’analisi oltre, parlando di quella che definisce una “verità indicibile”: l’idea che una parte della sinistra mantenga un atteggiamento indulgente verso la violenza o verso regimi autoritari quando ritiene condivisibili i fini dichiarati.

Le sue parole si inseriscono in un confronto politico che, dopo i fatti di Torino, coinvolge tanto il tema dell’ordine pubblico quanto quello delle responsabilità culturali e politiche nella gestione delle proteste di piazza.