A Quarta Repubblica confronto acceso tra Giorgio Cremaschi e Alessandro Sallusti sugli scontri di Torino. Dibattito sulla legittimità della protesta e sulla condanna delle violenze.
Il dibattito in studio su Rete 4
Le immagini degli scontri di Torino, con un agente colpito anche a martellate durante il corteo pro-Askatasuna, sono state al centro del confronto andato in onda il 2 febbraio a Quarta Repubblica, programma condotto da Nicola Porro su Rete 4.
Ospite in studio, Giorgio Cremaschi, sindacalista e figura vicina a Potere al Popolo, ha ricondotto gli episodi di violenza a un contesto più ampio di conflittualità sociale. Secondo Cremaschi, per contrastare la violenza sarebbe necessario “ricostruire la giustizia”, sostenendo che esistano forme di sopraffazione sistemica che restano impunite.
Nel suo intervento ha citato il tema delle morti sul lavoro, parlando di migliaia di casi negli ultimi anni, e ha collegato le tensioni sociali a dinamiche globali, facendo riferimento anche alle politiche migratorie statunitensi.
Il botta e risposta con Sallusti
Alle parole di Cremaschi ha replicato Alessandro Sallusti, che ha contestato l’uso del termine “omicidi” per descrivere le morti sul lavoro, distinguendo tra responsabilità penali e tragedie dovute a incidenti. Il giornalista ha poi ribadito la necessità di una condanna chiara per chi ha colpito l’agente durante il corteo, definendo quell’episodio un tentativo di aggressione grave.
Il confronto si è fatto particolarmente acceso quando Porro ha chiesto a Cremaschi se condannasse esplicitamente il gruppo di manifestanti responsabile dell’aggressione. Il sindacalista ha risposto che spetterà alla magistratura qualificare i reati, aggiungendo un riferimento critico alle dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla necessità di contestare il tentato omicidio. “Ho visto che il Presidente del Consiglio ha fatto la prescrizione alla magistratura dicendo che deve incriminarli per tentato omicidio – risponde Cremaschi – Devo dire che penso che sarà la magistratura a decidere. Meloni si è portata avanti col lavoro: il referendum sul sì non è ancora vinto, quindi lei non può ancora disporre come vorrebbe della magistratura”. Il sindacalista poi attacca Sallusti per una querela per diffamazione, il giornalista non ci sta: “Lei fa della menzogna un’arte dialettica”.
Nel finale, lo scontro si è esteso anche a vicende personali, con reciproche accuse tra Cremaschi e Sallusti, a testimonianza di un clima politico e mediatico particolarmente polarizzato dopo i fatti di Torino.