Trump auspica un accordo con Cuba mentre Washington serrra il rubinetto del petrolio

Trump suggerisce che Cuba potrebbe negoziare un’intesa con gli Stati Uniti in un contesto di forti restrizioni sulle forniture energetiche e amplia l’apertura verso Cina e India nel petrolio venezuelano

Pressione Usa su Cuba e crisi energetica

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato il 1° febbraio 2026 un messaggio chiaro: gli Stati Uniti sono pronti a trattare con Cuba se l’isola caraibica sceglierà di sedersi al tavolo delle negoziazioni in risposta alla crescente crisi economica ed energetica che la sta colpendo.

La Casa Bianca ha intensificato nei giorni scorsi le azioni per tagliare le forniture di petrolio verso L’Avana, puntando a interrompere i canali attraverso i quali Cuba ha finora ottenuto greggio essenziale. Oltre alla storica dipendenza dal Venezuela, ora fortemente ridotta dopo il blocco delle forniture, anche il Messico, divenuto in parte fornitore alternativo, si trova sotto pressione.

Trump, parlando ai giornalisti da Air Force One, ha affermato di credere che il deterioramento delle condizioni economiche e la scarsità di risorse potrebbero spingere il governo cubano a cercare un accordo con Washington, indicando che gli Stati Uniti sarebbero aperti a un’intesa. Tuttavia, non sono stati resi noti i dettagli sui termini o i tempi di eventuali trattative.

Sanzioni, dazi e alleanze energetiche

Negli ultimi giorni la Casa Bianca ha annunciato l’intenzione di applicare tariffe su beni provenienti da paesi che forniscono petrolio a Cuba, in base a un ordine esecutivo firmato per dichiarare l’isola una “minaccia insolita e straordinaria” alla sicurezza nazionale statunitense.

Questa mossa fa parte di una strategia più ampia che ha già visto gli Stati Uniti limitare l’accesso cubano al greggio venezuelano, dopo che la fornitura dal Venezuela si è quasi azzerata in seguito a mutate condizioni politiche nella nazione sudamericana.

Nel quadro energetico regionale la Casa Bianca ha anche lanciato segnali di apertura verso altri attori globali: Trump ha detto che la Cina è “benvenuta” a partecipare al mercato petrolifero venezuelano, un settore che Pechino aveva frequentato intensamente in passato, e ha sottolineato che l’India comprerà petrolio dal Venezuela invece che da altri fornitori come l’Iran.

Questa strategia indica un tentativo di riorientare le dinamiche delle forniture energetiche nel continente, con implicazioni sulle relazioni con grandi potenze e sui mercati globali del petrolio.

Impatti geopolitici e regionali

La stretta energica su Cuba si intreccia con tensioni più ampie nella regione. Le restrizioni delle forniture di petrolio si sommano alle preoccupazioni sulla situazione umanitaria e economica a L’Avana, con critici che avvertono di possibili ripercussioni sulla vita quotidiana della popolazione.

Contemporaneamente, l’assetto politico e commerciale in America Latina sta mutando: la pressione degli Stati Uniti su paesi come il Messico ha inserito la questione energetica cubana anche nel contesto diplomatico nordamericano.

Questi sviluppi sottolineano come energia, diplomazia e competizione internazionale si stiano fondendo in un unico scenario strategico, con gli Stati Uniti che cercano di usare leve economiche e commerciali per influenzare gli equilibri regionali.

 

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