Gaza, raid israeliani nella notte: almeno 28 morti. “Hamas ha violato la tregua”

Nuovi bombardamenti su Gaza: colpita una sede della polizia di Hamas e diverse aree civili. L’esercito israeliano parla di risposta a violazioni del cessate il fuoco.

Attacchi nella notte su Gaza City

È tornata a salire la tensione nella Striscia di Gaza dopo una serie di raid aerei condotti da Israele a partire dalla notte tra venerdì e sabato. Secondo fonti locali, il bilancio provvisorio è di almeno 28 vittime.

Tra gli obiettivi colpiti figura una sede della polizia di Hamas in un quartiere di Gaza City. Nell’attacco sarebbero morte 13 persone, tra cui almeno sette appartenenti alle forze di sicurezza interna del movimento islamista.

Le operazioni hanno interessato diverse zone della città e del sud dell’enclave palestinese, con esplosioni segnalate anche in aree densamente abitate.

Famiglie colpite e vittime tra i civili

In precedenza era stata diffusa la notizia della morte di sette persone appartenenti alla stessa famiglia, sfollata e rifugiata in una tenda nel sud della Striscia.

Altre vittime si registrano nei pressi di una scuola dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, Unrwa, nel quartiere di Naser a Gaza City. Nella stessa area sarebbero rimaste uccise ulteriori persone in un attacco distinto.

In un altro bombardamento, sempre nella città, hanno perso la vita cinque civili, tra cui due bambini. Il bilancio complessivo resta in aggiornamento mentre proseguono le operazioni di soccorso.

La versione dell’esercito israeliano

Un funzionario dell’esercito israeliano ha collegato i raid a una presunta violazione del cessate il fuoco da parte di Hamas. Secondo quanto riferito, venerdì 30 gennaio tre uomini armati sarebbero emersi da un tunnel nell’area di Rafah, al confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, prima di essere uccisi dalle forze israeliane.

Per Tel Aviv, l’episodio avrebbe rappresentato una rottura della tregua in vigore, giustificando l’avvio di nuove operazioni militari.

La situazione sul terreno resta estremamente fragile, con il rischio di un’ulteriore escalation dopo settimane segnate da un equilibrio già precario.

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