Rogoredo, Del Debbio “Il poliziotto avrebbe sparato anche a me”

Il caso del 28enne ucciso a Rogoredo accende le proteste in Lombardia e un duro confronto a Dritto e Rovescio tra giovani manifestanti e Paolo Del Debbio.

“Se io fossi stato lì, al boschetto di Rogoredo, con un cappellino per non farmi riconoscere e una pistola, vestito strano e con una pistola puntata, il poliziotto avrebbe sparato anche a me!”. La morte di Abderrahim Mansouri, 28 anni, colpito a Rogoredo durante un controllo antidroga, continua a dividere l’opinione pubblica. L’episodio è avvenuto alla periferia sud di Milano, dove il giovane avrebbe puntato contro un agente una pistola poi risultata a salve. Il poliziotto ha sparato, uccidendolo.

La vicenda ha innescato proteste da parte di giovani stranieri residenti in città e in altre zone della Lombardia, dove il tema della sicurezza si intreccia con quello delle discriminazioni. Il confronto è approdato anche negli studi di Dritto e Rovescio, il programma di Paolo Del Debbio su Rete 4.

Il confronto tra inviato e manifestanti

Durante un collegamento da Cremona, un inviato della trasmissione ha chiesto a uno dei ragazzi in protesta se il fatto che Mansouri avesse in mano una pistola potesse aver inciso sull’esito della vicenda. Il giovane ha risposto mettendo in dubbio la possibilità per l’agente di stabilire nell’immediatezza se l’arma fosse reale o meno.

Il giornalista ha ricordato che, secondo quanto dichiarato, la pistola non presentava il tappo rosso che contraddistingue quelle a salve o giocattolo. Il manifestante ha replicato sostenendo che il colore del tappo può essere alterato, aggiungendo che, a suo avviso, l’origine nordafricana della vittima avrebbe influito sulla percezione del pericolo.

Lo scontro in studio

Il dialogo si è poi spostato in studio, dove Del Debbio ha contestato con fermezza l’ipotesi che l’appartenenza etnica possa aver determinato la reazione dell’agente. Il conduttore ha affermato che, in una situazione analoga, chiunque si fosse trovato con un’arma puntata contro sarebbe stato considerato una minaccia, indipendentemente dalla nazionalità.

Il dibattito resta acceso, mentre le indagini sono in corso per chiarire la dinamica dei fatti e verificare la legittimità dell’intervento. La vicenda continua a rappresentare un punto di frizione tra chi invoca maggiore tutela per le forze dell’ordine e chi chiede di approfondire eventuali profili di discriminazione nel rapporto tra sicurezza e comunità straniere.