Ue-Usa, Kaja Kallas avverte: “Il cambiamento è strutturale”

L’alta rappresentante Ue parla di svolta definitiva nei rapporti con Washington. Intanto Europa, Regno Unito e Canada rivedono il dialogo con la Cina.

Le relazioni tra Unione europea e Stati Uniti attraversano una fase di trasformazione che, secondo Bruxelles, non è destinata a rientrare. A segnare il cambio di passo sono le tensioni legate alla linea internazionale di Donald Trump, tra posizioni sulla Groenlandia, incertezza sugli equilibri della Nato e una politica commerciale improntata al protezionismo.

Per l’alta rappresentante Ue per gli Affari esteri Kaja Kallas, il mutamento è “strutturale, non temporaneo”. L’Europa, ha sottolineato, non può più considerarsi il centro di gravità primario di Washington e deve rafforzare la propria autonomia strategica, a partire dalla difesa.

Nato più europea e minaccia russa

Nel nuovo scenario delineato da Bruxelles, la sicurezza del continente non può essere esternalizzata. La guerra in Ucraina, giunta al quinto anno, conferma per Kallas che la Russia resterà la principale minaccia per l’Europa nei prossimi anni.

Secondo le analisi europee, il Cremlino starebbe consolidando un modello economico fondato sull’espansione dell’industria bellica, con l’obiettivo di trasformare l’attuale sforzo militare in un settore trainante attraverso l’export di armamenti e tecnologie avanzate. In questo contesto, la Cina assume un ruolo strategico come partner e mercato privilegiato, alimentando le preoccupazioni europee per una cooperazione sempre più stretta tra Mosca e Pechino.

Supply chain e nuova cautela verso Pechino

L’incertezza geopolitica e le tensioni commerciali stanno influenzando anche le scelte economiche delle imprese europee. Secondo un’indagine della Camera di commercio dell’Ue a Shanghai, sette aziende su dieci attive in Cina stanno rivedendo le proprie catene di approvvigionamento. Non solo per ragioni di costo, ma per ridurre i rischi legati a dipendenze considerate strategiche.

La leadership cinese punta a un modello di autosufficienza tecnologica, ma l’economia del Paese è alle prese con criticità interne, tra disoccupazione giovanile e invecchiamento demografico. Questo scenario spinge molte aziende a diversificare produzione e investimenti.

Regno Unito e Canada riaprono il dialogo

Nonostante le tensioni con Washington, alcuni Paesi occidentali stanno ricalibrando il rapporto con Pechino. Il premier britannico Keir Starmer ha visitato la Cina, primo leader del Regno Unito a farlo dopo otto anni, definendo l’obiettivo come la costruzione di una “relazione più sofisticata”. Durante l’incontro con Xi Jinping, il capo del governo britannico ha evidenziato l’impatto delle dinamiche globali su prezzi e sicurezza interna, sottolineando la necessità di una partnership stabile.

Anche il premier canadese Mark Carney ha intensificato il dialogo con Pechino, ottenendo riduzioni tariffarie su alcuni prodotti in cambio di un allentamento dei dazi sulle auto elettriche cinesi. Una scelta che ha provocato la reazione di Trump, pronto a minacciare nuove tariffe contro il Canada.

Il quadro che emerge è quello di un sistema internazionale in riassetto, con alleanze tradizionali sottoposte a tensioni e una crescente ricerca di equilibri alternativi tra Stati Uniti, Europa e Cina.

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