Referendum, Travaglio: “Tutte le ragioni del Sì sono bugie smentite dai dati”

Travaglio, Zagrebelsky e Gratteri attaccano la riforma, mentre le ultime rilevazioni demoscopiche indicano un vantaggio consistente del fronte favorevole.

Il referendum sulla giustizia entra nella fase più intensa della campagna, tra interventi pubblici di magistrati e commentatori e nuovi sondaggi che delineano uno scenario ancora fluido. Da un lato, esponenti del fronte del No denunciano rischi per l’autonomia della magistratura; dall’altro, le rilevazioni più recenti mostrano un vantaggio del .

Le critiche alla riforma

Tra le voci più dure contro la separazione delle carriere c’è Marco Travaglio, che sostiene come un pubblico ministero distinto dal giudice rischierebbe di essere meno imparziale. Il direttore del Fatto Quotidiano contesta anche la riorganizzazione del Csm, ritenendo che comporterebbe un aumento dei costi e non garantirebbe maggiore indipendenza.

Sulla stessa linea si collocano Gustavo Zagrebelsky, che parla di una modifica capace di alterare gli equilibri costituzionali, e Nicola Gratteri, secondo cui la riforma inciderebbe negativamente sul servizio giustizia per i cittadini, pur non cambiando in modo sostanziale il lavoro quotidiano dei magistrati.

Nel dibattito televisivo e sui quotidiani, anche Pier Luigi Bersani ha evidenziato come, a suo avviso, l’attenzione crescente dell’opinione pubblica stia rendendo la partita più aperta.

I numeri delle ultime rilevazioni

Sul fronte opposto, diversi istituti demoscopici registrano un vantaggio del Sì. L’ultimo sondaggio dell’Istituto Noto per Porta a Porta attribuisce il 59% delle preferenze ai favorevoli alla riforma, contro il 41% dei contrari. Secondo la stessa rilevazione, il 45% degli italiani dichiara l’intenzione di recarsi alle urne il 22 e 23 marzo.

Una precedente indagine di YouTrend per SkyTg24 stimava il Sì al 55%, con un distacco di circa dieci punti percentuali.

Una partita ancora aperta

Nonostante i margini registrati da alcune rilevazioni, gli analisti invitano alla cautela. La partecipazione alle urne e la mobilitazione degli indecisi restano fattori determinanti in una consultazione che non prevede quorum.

Il confronto politico prosegue quindi tra argomentazioni giuridiche, accuse incrociate e dati demoscopici divergenti, con un esito che sarà definito solo dal voto di marzo.

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