Il Sì resta avanti nella maggior parte delle rilevazioni, ma l’affluenza e il voto dei più giovani potrebbero cambiare gli equilibri il 22 e 23 marzo.
A poche settimane dal referendum costituzionale sulla giustizia, il quadro resta aperto. I sondaggi indicano un vantaggio del fronte favorevole alla riforma, ma gli stessi istituti invitano alla prudenza. In una consultazione senza quorum, la partecipazione alle urne sarà decisiva, ma capire in che direzione possa orientare il risultato è tutt’altro che semplice.
Sì avanti ma margini ancora incerti
Secondo la maggior parte delle rilevazioni, il Sì mantiene un vantaggio compreso tra gli 8 e i 10 punti percentuali. Un esempio è il sondaggio di YouTrend per SkyTg24, che assegna ai favorevoli il 55% contro il 45% dei contrari, con un’affluenza stimata attorno al 62%.
Diverso lo scenario fotografato da Ixè, che registra un sostanziale equilibrio: 50,1% per il Sì e 49,9% per il No. Il presidente dell’istituto, Roberto Weber, sottolinea come in ambito referendario servirebbero almeno 12-14 punti di scarto per parlare di un risultato solido. La distanza così ridotta suggerisce cautela, anche perché le stime di partecipazione variano sensibilmente: dal 48% tra chi si dice certo di votare fino al 61% includendo chi manifesta una propensione elevata al voto.
Il peso dei giovani e l’incognita partecipazione
Un elemento che emerge dalle analisi riguarda l’età degli elettori. Secondo Weber, abbassandosi l’età aumenta la propensione al No, mentre le fasce più mature sembrano più orientate verso il Sì. Questo fattore potrebbe incidere in modo significativo qualora la mobilitazione giovanile risultasse superiore alle attese.
L’affluenza resta la variabile più imprevedibile. Una partecipazione elevata, secondo una lettura tradizionale, tende a favorire il fronte capace di intercettare elettori moderati e meno politicizzati; un’affluenza contenuta può invece premiare lo schieramento più motivato e organizzato. Tuttavia, le esperienze passate dimostrano che queste dinamiche non sono automatiche.
Niente quorum e precedenti elettorali
A differenza di altri referendum, la consultazione non prevede quorum. Non sarà dunque determinante il numero minimo di votanti, ma la capacità dei due fronti di mobilitare la propria base e convincere gli indecisi.
Le stime che parlano di un’affluenza vicina al 60% appaiono ambiziose se confrontate con precedenti consultazioni: alle politiche del 2020 votò il 63,9% degli aventi diritto, alle Europee il 49,7%, mentre referendum recenti su altri temi si sono fermati attorno al 30%.
Il quadro resta fluido. Con margini ancora contenuti e una partecipazione difficile da prevedere, il risultato del 22 e 23 marzo dipenderà dalla capacità dei due schieramenti di trasformare le intenzioni di voto in presenza effettiva alle urne.