Corteo Askatasuna, percorso modificato e tensione alta a Torino

Prefettura impone un tragitto obbligato per la manifestazione contro lo sgombero. Perquisizioni tra gli attivisti, scontro politico tra maggioranza e opposizione.

Cambia il punto di partenza, ma non l’appuntamento. Gli organizzatori della manifestazione nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna hanno comunicato che il corteo a Torino seguirà un percorso stabilito dalla Prefettura. Le circa duecento realtà aderenti dovranno attenersi al tragitto definito dalle autorità, con l’obiettivo di prevenire disordini.

La decisione arriva dopo le tensioni del 18 dicembre scorso, quando il corteo superò il perimetro autorizzato generando momenti di forte criticità. Nei giorni precedenti la nuova mobilitazione sono state effettuate perquisizioni nelle abitazioni di alcuni attivisti, in un’azione preventiva volta a evitare scontri.

Le reazioni politiche

Le misure adottate non sono state accolte favorevolmente dai promotori, che parlano di operazioni tese a intimidire e delegittimare la protesta. Con lo slogan “Torino è partigiana”, invitano a partecipare alla manifestazione nonostante le restrizioni.

Sul piano politico, Alleanza Verdi e Sinistra ha annunciato la propria presenza al corteo, criticando la linea dell’esecutivo in materia di ordine pubblico. Di diverso avviso Forza Italia, che ha invitato i rappresentanti istituzionali del centrosinistra a non prendere parte all’iniziativa.

Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, intervenuto in Prefettura, ha richiamato il valore costituzionale del diritto a manifestare, sottolineando l’importanza che la mobilitazione si svolga in modo pacifico. Critiche sono arrivate dal senatore di Forza Italia Roberto Rosso, che ha accusato il primo cittadino di assumere una posizione troppo indulgente.

Occupazioni all’Università e intervento del Mur

La tensione si è riflessa anche sull’Università di Torino, dove alcuni spazi sono stati occupati dopo la decisione del Rettorato di chiudere Palazzo Nuovo per due giorni, impedendo lo svolgimento di un concerto legato alla protesta. La situazione ha comportato disagi per gli studenti, con la sospensione di attività didattiche.

Il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha espresso preoccupazione per l’accaduto, parlando di occupazione illegale e ribadendo la distinzione tra libera espressione del pensiero e violazione delle regole.

In vista della manifestazione, l’attenzione resta alta. Le istituzioni puntano a garantire sicurezza e ordine pubblico, mentre gli organizzatori confermano l’intenzione di scendere in piazza.