Teheran alza il livello di allerta e annuncia mille nuovi droni, mentre la Turchia tenta una mediazione e Washington rafforza la presenza militare nel Golfo.
Le minacce di Teheran e il rafforzamento militare
Le tensioni tra Usa e Iran restano elevate dopo le proteste interne che hanno coinvolto ampie fasce della popolazione iraniana. In questo contesto, Teheran ha avvertito che reagirà con una “risposta schiacciante” a qualsiasi intromissione americana. Il generale Amir Hatami, capo dell’esercito iraniano, citato dalla tv di Stato, ha spiegato che la priorità delle forze armate è il rafforzamento delle risorse strategiche, per garantire una risposta rapida a eventuali invasioni o attacchi.
I mille droni e il contesto regionale
Su ordine di Hatami, i reggimenti di combattimento iraniani sono stati dotati di 1.000 droni strategici, realizzati dall’esercito in collaborazione con il ministero della Difesa. La decisione, secondo le autorità iraniane, tiene conto delle nuove minacce e delle lezioni apprese dal conflitto di dodici giorni con Israele nel giugno 2025. Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha rafforzato la presenza militare statunitense nel Golfo, pur senza aver ancora assunto una decisione definitiva su un’azione militare, mentre i suoi consiglieri continuano a spingere per una soluzione diplomatica.
Mediazioni e diplomazia internazionale
Sul piano diplomatico, la Turchia ha ribadito la propria disponibilità a favorire il dialogo. Venerdì Ankara ospiterà il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghci, con il collega turco Akan Fidan pronto a riaffermare la contrarietà a qualsiasi intervento militare contro l’Iran. Intanto, delegazioni israeliane e saudite sono arrivate a Washington con obiettivi diversi: condivisione di informazioni di intelligence nel primo caso, e promozione di una soluzione pacifica nel secondo. L’Italia, come riferito dal ministro della Difesa Guido Crosetto, è a conoscenza dei movimenti militari statunitensi, ma al momento non segnala particolari preoccupazioni.