Nel 2025 diminuisce il ricorso a cassa integrazione e Naspi, mentre occupazione e salari crescono: retribuzioni in aumento del 3,1% e potere d’acquisto in recupero.
Cassa integrazione in calo secondo i dati Inps
I dati dell’Inps mostrano un ridimensionamento del ricorso agli ammortizzatori sociali, in parallelo alla crescita dell’occupazione registrata negli ultimi tre anni. A dicembre 2025 le ore di cassa integrazione autorizzate sono state 35,9 milioni, in calo del 10% rispetto a novembre e del 13% su base annua. Nel complesso del quarto trimestre 2025, le ore autorizzate si sono attestate a 130,7 milioni, in diminuzione del 10% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Nel dettaglio, la cassa integrazione ordinaria ha registrato a dicembre 18,1 milioni di ore, in flessione sia rispetto al mese precedente sia rispetto a dicembre 2024. Il dato trimestrale resta superiore al terzo trimestre 2025, ma in forte calo nel confronto annuo. La cassa integrazione straordinaria ha invece totalizzato 16,9 milioni di ore a dicembre e 60,7 milioni nel trimestre, con un incremento tendenziale legato alle difficoltà del comparto metalmeccanico e all’uso degli strumenti di solidarietà nel settore delle telecomunicazioni. Marginale il ricorso agli interventi in deroga.
Naspi e occupazione: segnali di riduzione del fabbisogno
Sempre secondo l’Osservatorio Inps, nel 2025 si registra anche una flessione del ricorso alla Naspi, con un calo tendenziale dello 0,9% rispetto all’anno precedente. Un andamento che, affiancato ai dati Istat sull’occupazione, indica una riduzione complessiva del fabbisogno di ammortizzatori sociali. A commento dei numeri, Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro della Camera, ha parlato di dati incoraggianti, sottolineando il legame tra aumento dell’occupazione e minore utilizzo degli strumenti di sostegno al reddito.
Retribuzioni in crescita e recupero sul fronte inflazione
Buone notizie arrivano anche dal capitolo salari. Secondo l’Istat, nel 2025 l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è cresciuto del 3,1% rispetto all’anno precedente. A dicembre l’aumento è stato dello 0,2% su base mensile e del 2,9% su base annua. Gli incrementi più marcati riguardano ministeri, forze armate e vigili del fuoco, mentre non si registrano variazioni per farmacie private e telecomunicazioni.
Per Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, i dati certificano un recupero del potere d’acquisto per il secondo anno consecutivo e rafforzano il ruolo della contrattazione collettiva. Secondo Osnato, l’andamento delle retribuzioni conferma l’efficacia delle politiche economiche adottate, basate su stabilità dei conti, riduzione del cuneo fiscale e sostegno ai rinnovi contrattuali.