Un post Facebook del segretario generale dell’Anm accende lo scontro sul referendum di marzo: critiche dal centrodestra, prese di distanza dell’avvocatura e dura replica del ministro Nordio.
Il post rimosso e l’accusa sul modello giudiziario
Un messaggio pubblicato e successivamente cancellato da Rocco Maruotti, segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, ha riacceso lo scontro istituzionale in vista del referendum sulla giustizia previsto a marzo, chiamato a pronunciarsi sulla separazione delle carriere e dei Csm di pubblici ministeri e giudici. Nel post, Maruotti aveva condiviso una foto relativa all’uccisione di Alex Pretti da parte dell’Ice a Minneapolis, commentando che anche quell’episodio sarebbe rimasto impunito in una democrazia alla quale, a suo dire, si ispirerebbe il modello Meloni-Nordio, accompagnando il messaggio con l’hashtag “Giusto votare no”.
Le reazioni politiche e istituzionali
Le parole hanno suscitato immediate reazioni nel centrodestra, schierato per il Sì al referendum. Carolina Varchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Giustizia alla Camera, ha parlato di propaganda scesa a livelli inaccettabili, contestando il paragone tra ordinamenti giudicato forzato e fuorviante. Secondo Varchi, l’uso di tragedie di cronaca per influenzare l’opinione pubblica sarebbe scorretto, tanto più se proveniente da una figura apicale dell’Anm. Sulla stessa linea Enrico Costa, vicepresidente della Commissione, che ha criticato il silenzio dei vertici dell’associazione e chiamato in causa anche il Csm. Una netta presa di distanza è arrivata anche dall’Unione delle Camere Penali, che ha definito indegno evocare modelli repressivi per associare la riforma italiana a scenari ritenuti disumani.
Le scuse di Maruotti e l’intervento di Nordio
Dopo le polemiche, Maruotti ha cancellato il post e diffuso una nota di scuse, chiarendo di non aver voluto paragonare il sistema statunitense a quello italiano. La sua intenzione, ha spiegato, era richiamare l’attenzione su quanto stava accadendo a Minneapolis, per evidenziare che il sistema accusatorio puro non costituisce necessariamente una garanzia contro violazioni dei diritti umani. Alle spiegazioni è seguita la dura replica del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha definito la retromarcia tardiva e inadeguata, giudicando le scuse insufficienti e non all’altezza del ruolo ricoperto dal segretario generale dell’Anm.