Valditara: “La sinistra ha sempre parlato di diritti e poco di doveri, così anche i prof hanno perso autorevolezza”

Valditara difende il metal detector a scuola: “Sicurezza e responsabilità, non repressione”

Il ministro dell’Istruzione ribadisce la linea del decreto sicurezza dopo gli episodi di Latina e La Spezia, respingendo le accuse di autoritarismo e puntando su doveri e responsabilità individuale.

Il decreto sicurezza e la scelta del metal detector

Il metal detector viene indicato come uno strumento di prevenzione e tutela, non come una misura punitiva. È questa la posizione espressa dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che in un’intervista a Il Foglio ha illustrato l’impianto del decreto sicurezza adottato dal Governo dopo una serie di gravi episodi verificatisi nel corso dell’anno scolastico, con studenti coinvolti prima a Latina e poi a La Spezia.

Secondo il ministro, l’introduzione di strumenti di controllo non rappresenta una compressione delle libertà, ma una risposta mirata a situazioni di rischio. La sicurezza, in questa prospettiva, viene considerata una condizione necessaria per garantire il regolare svolgimento della vita scolastica e la protezione dell’intera comunità educativa.

Autorità e responsabilità nel dibattito politico

Alle critiche rivolte al Governo Meloni, accusato di adottare un approccio repressivo, Valditara replica richiamando un tema di carattere culturale. Il ministro individua nella progressiva svalutazione del concetto di autorità una delle cause della degenerazione sociale, sottolineando come negli ultimi decenni il “no” sia stato spesso interpretato esclusivamente come un atto repressivo.

In questa lettura, la responsabilità degli atti violenti non viene ricondotta all’individuo, ma attribuita a fattori esterni come il contesto sociale o istituzionale. Una visione che, secondo Valditara, ha contribuito a indebolire il senso dei limiti e dei confini personali, elementi ritenuti fondamentali per la convivenza civile.

Buonsenso e intervento sulle devianze

Nel suo intervento, il ministro ha ribadito che l’approccio fondato sulla tolleranza indiscriminata non ha prodotto risultati concreti. Al contrario, viene rivendicata la necessità di un equilibrio tra valorizzazione dei talenti degli studenti e capacità di intervenire quando emergono comportamenti devianti.

La linea indicata punta sulla responsabilizzazione come strumento principale per affrontare la violenza, distinguendola da una comprensione passiva dei fenomeni. Un’impostazione che, nelle intenzioni del dicastero, mira a rafforzare il ruolo educativo della scuola senza rinunciare a misure di prevenzione nei contesti più critici.

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