Gentiloni: “Gli Stati Uniti di Trump oggi più vicini a Putin che all’Europa”

Secondo Paolo Gentiloni, Washington ha abbandonato il ruolo di garante dell’ordine internazionale basato sulle regole, scegliendo una politica di forza che allontana gli Usa dall’Europa.

Il cambio di rotta degli Stati Uniti

Ospite della trasmissione Piazzapulita, condotta da Corrado Formigli, Paolo Gentiloni ha delineato uno scenario internazionale segnato da un profondo mutamento nei rapporti tra le grandi potenze. L’ex presidente del Consiglio ha invitato a prendere atto di una realtà che, a suo giudizio, non può più essere ignorata: gli Stati Uniti non rappresentano più il pilastro di un sistema globale fondato sul rispetto delle regole condivise.

Secondo Gentiloni, l’approccio adottato da Donald Trump ha progressivamente spostato l’asse della politica americana verso una logica basata sulla forza e sull’interesse immediato, ridimensionando il tradizionale ruolo di garanzia esercitato da Washington nei confronti degli alleati occidentali.

Il rapporto con l’Europa e il confronto con la Russia

Nel ragionamento esposto in studio, Gentiloni ha sottolineato come questa evoluzione abbia effetti diretti sul rapporto tra gli Stati Uniti e l’Europa. L’alleanza transatlantica, per decenni considerata un punto fermo dell’equilibrio geopolitico, appare oggi meno solida e più esposta a tensioni e ambiguità.

In questo contesto, l’ex commissario europeo ha osservato che la postura americana finisce per avvicinarsi, sul piano strategico, a quella della Russia di Vladimir Putin, almeno per quanto riguarda l’uso del potere e il ridimensionamento delle regole multilaterali. Una convergenza che, secondo Gentiloni, rappresenta un elemento di preoccupazione per i Paesi europei, chiamati a confrontarsi con un quadro internazionale sempre più instabile.

Le conseguenze sul nuovo equilibrio globale

L’analisi proposta a Piazzapulita si inserisce in un dibattito più ampio sulle trasformazioni dell’ordine mondiale. Gentiloni ha evidenziato come il venir meno di riferimenti chiari rischi di accentuare le divisioni e di indebolire gli organismi internazionali costruiti nel secondo dopoguerra.

Lo scenario delineato impone, secondo l’ex premier, una riflessione profonda sul ruolo dell’Europa e sulla necessità di rafforzare una propria autonomia politica e strategica, in un contesto in cui gli equilibri tradizionali appaiono sempre meno scontati.