Seconda causa di disabilità nel mondo, l’emicrania colpisce soprattutto le donne. Le terapie innovative cambiano la profilassi, ma restano criticità su diagnosi, accesso alle cure e supporto ai caregiver.
Emicrania, una patologia ancora sottovalutata
L’emicrania si conferma tra le principali sfide globali di salute pubblica: è la seconda causa di disabilità a livello mondiale e la prima tra le giovani donne. Patologia neurologica complessa, viene ancora spesso ridotta a un semplice mal di testa, nonostante colpisca circa il 12 per cento degli adulti, con una prevalenza tripla nel sesso femminile. L’impatto va ben oltre il dolore, incidendo in modo significativo sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali e sulla partecipazione alla vita lavorativa e familiare.
Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza della necessità di un approccio più strutturato, capace di riconoscere l’emicrania come una malattia cronica ad alto impatto individuale e sociale.
Anticorpi monoclonali e nuove prospettive terapeutiche
Una svolta decisiva è arrivata negli ultimi cinque anni con l’introduzione degli anticorpi monoclonali anti-CGRP, nuove opzioni terapeutiche che hanno cambiato la profilassi dell’emicrania. Questi trattamenti, caratterizzati da un profilo di sicurezza e tollerabilità elevato, hanno permesso a molti pazienti una riduzione sostanziale della frequenza e dell’intensità degli attacchi, migliorando il benessere personale, familiare e professionale.
I progressi raggiunti sono stati al centro dell’evento scientifico “Give Me Five – A Journey Over Five Years”, svoltosi a Napoli con la partecipazione di oltre ottanta neurologi, rappresentanti di società scientifiche e associazioni di pazienti. L’incontro ha offerto un momento di confronto sui risultati ottenuti e sulle prospettive future nel trattamento dell’emicrania.
Diagnosi, caregiver e sfide ancora aperte
Accanto alle innovazioni terapeutiche, restano aperte questioni rilevanti come le liste d’attesa, la tempestività della diagnosi, l’accesso equo alle cure e la necessità di una presa in carico globale del paziente. Un’attenzione particolare è stata dedicata al ruolo del caregiver, spesso coinvolto direttamente nel carico assistenziale e nell’impatto psicologico della malattia.
In questo contesto si inserisce lo studio MI-DEAR, attualmente in corso, che analizza il peso dell’emicrania sul caregiver in termini di qualità di vita, benessere psicologico e burden assistenziale. Il quadro emerso rafforza la necessità di un approccio olistico, capace di integrare innovazione terapeutica, dati di pratica clinica reale e attenzione ai bisogni complessivi di pazienti e familiari, con l’obiettivo di una gestione sempre più personalizzata ed efficace della malattia.
