Metal detector a scuola, Piantedosi: “Prima i dirigenti li rifiutavano, oggi li invocano per la sicurezza degli istituti”

Il governo valuta linee guida per controlli mirati negli istituti a rischio: prefetti e dirigenti scolastici coinvolti. Dibattito aperto tra sicurezza, costi e impatto educativo.

Direttiva per controlli mirati negli istituti

I ministri Matteo Piantedosi e Giuseppe Valditara stanno lavorando a una direttiva congiunta sull’impiego dei metal detector nelle scuole. Il testo, destinato a prefetti e dirigenti scolastici, punta a definire criteri e modalità di controlli nelle aree considerate più esposte a episodi critici. L’iniziativa nasce dalle richieste provenienti dal mondo dell’istruzione, che segnala una crescente preoccupazione per la presenza di armi da taglio tra gli studenti.

Le posizioni dei ministri tra sicurezza e libertà

Presentando a Roma il libro “Dalla parte delle divise”, scritto con Annalisa Chirico, Piantedosi ha descritto un cambiamento di atteggiamento negli istituti: se in passato i controlli di polizia erano guardati con diffidenza, oggi vengono talvolta sollecitati dai dirigenti a fronte di situazioni ritenute difficili. Dal canto suo, Valditara ha ribadito l’impostazione dell’intervento durante l’evento “Idee in movimento” a Rivisondoli, definendo i metal detector mobili una risposta a episodi sempre più gravi e sottolineando che si tratta di un’esigenza di sicurezza e di tutela per studenti, docenti e personale.

Il confronto tra dirigenti e mondo pedagogico

Sul piano operativo, Antonello Giannelli, presidente dell’ANP, ha invitato alla prudenza, parlando di un’ipotesi nuova da valutare caso per caso. Ha escluso un utilizzo generalizzato per via dei costi e della necessità di personale formato, richiamando al contempo la responsabilità delle famiglie e l’obiettivo prioritario di prevenire rischi per le persone. Di segno opposto la posizione del pedagogista Daniele Novara, che ha espresso una valutazione critica, avvertendo del rischio di snaturare la scuola come comunità educativa e ricordando i dati europei che collocano l’Italia tra i Paesi con minori livelli di violenza e bullismo.

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