Il direttore commenta i casi attribuiti all’ICE negli Stati Uniti: la violenza della polizia non nasce con Trump, ma oggi viene difesa e legittimata in nome della lotta all’illegalità.
La condanna delle violenze e il contesto americano
Commentando i recenti episodi di violenza attribuiti agli agenti dell’ICE negli Stati Uniti, Alessandro Sallusti parte da una condanna netta: nulla può giustificare uccisioni o abusi da parte delle forze dello Stato. Per il direttore, però, è necessario evitare letture semplificate e ricondurre i fatti a un quadro più ampio.
Sallusti sottolinea che le uccisioni commesse dalla polizia americana non rappresentano una novità legata all’era Trump. La violenza di Stato, osserva, è storicamente presente e in larga parte tollerata negli Stati Uniti, con episodi analoghi verificatisi anche durante amministrazioni democratiche.
La vera discontinuità: la protezione politica
Secondo Sallusti, l’elemento di rottura non è l’esistenza della violenza, ma il modo in cui viene trattata sul piano politico. La novità sarebbe la protezione esplicita accordata da Trump agli autori di questi omicidi, una linea che segna una differenza rispetto al passato e che solleva interrogativi sulle motivazioni di questa scelta.
Il direttore esclude che il presidente americano possa essere definito un assassino, ma invita a interrogarsi sul contesto che rende possibile una simile narrazione pubblica e istituzionale.
L’opinione pubblica e la linea dura sull’ordine
Nell’analisi di Sallusti emerge anche un altro elemento chiave: l’esistenza di una parte consistente della società americana che non si scandalizza di fronte a una linea dura, se questa viene presentata come necessaria per contrastare criminalità e illegalità. In questo quadro, la tolleranza verso l’uso estremo della forza diventa uno strumento politico, più che una deviazione isolata.
Il ragionamento porta a una conclusione implicita: il problema non riguarda solo chi esercita la violenza, ma anche il consenso che la circonda quando viene raccontata come risposta a una minaccia percepita, reale o presunta, all’ordine pubblico.
