A Che tempo che fa Massimo Giannini critica Donald Trump, la destra internazionale e il governo italiano, accusati di legittimare un nuovo equilibrio globale dominato dagli interessi economici.
L’intervento nello studio di Fabio Fazio
Con il ritorno di Che tempo che fa sul Nove, dopo la pausa natalizia e la puntata omaggio a Ornella Vanoni, si riaccende anche il consueto spazio di commento politico. Ospite fisso di Fabio Fazio, Massimo Giannini ha utilizzato il suo intervento per un duro affondo contro Donald Trump, estendendo la critica alla destra internazionale e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Secondo il giornalista di Repubblica, la politica estera statunitense avrebbe da tempo abbandonato qualsiasi prospettiva di equilibrio tra popoli e Stati. Giannini ha ricordato la firma degli accordi di Sharm El Sheikh, definendoli una messa in scena televisiva dietro la quale si sarebbe già intravista la centralità degli interessi economici rispetto a quelli diplomatici.
Il “turbocapitalismo” e il nuovo potere globale
Nel suo ragionamento, Giannini ha descritto quella che considera una trasformazione profonda del sistema democratico occidentale. A suo giudizio, negli Stati Uniti la politica elettorale si sarebbe fusa con il potere economico e tecnologico, dando vita a una forma di autocrazia elettiva. Un modello alimentato, secondo l’analisi proposta in trasmissione, dal peso crescente dei grandi attori della Silicon Valley, a partire da Elon Musk.
Questa alleanza tra potere politico, industriale e digitale configurerebbe un “comitato d’affari” capace di influenzare gli equilibri globali, dalle decisioni interne americane fino ai principali conflitti internazionali.
Gaza, Europa e il ruolo dell’Italia
Il discorso si è poi spostato sul conflitto in Gaza, indicato come uno degli esempi più evidenti di questa nuova dinamica. Giannini ha citato un ipotetico “Board of Peace” composto, paradossalmente, da leader direttamente coinvolti nelle guerre, come Vladimir Putin e Benjamin Netanyahu, insieme alle monarchie petrolifere del Golfo, interessate allo sfruttamento economico dell’area.
In questo scenario, l’Europa viene descritta come in larga parte estranea a tali logiche, con l’eccezione di Viktor Orbán e Giorgia Meloni. Proprio all’Italia Giannini ha rivolto l’accusa più netta: quella di rischiare, ancora una volta, di schierarsi “dalla parte sbagliata della storia”, scegliendo l’allineamento con Trump anziché con il fronte europeo che, a suo dire, tenta di mantenere una posizione autonoma.
Giannini critica Meloni su Trump: “Così l’Italia pattina sul ghiaccio”