Calimani alla Fenice: “La Shoah non sia un alibi, a scuola servono verità complete sul 7 ottobre”

Il presidente della Comunità ebraica di Venezia denuncia la strumentalizzazione della Memoria, condanna gli slogan antisemiti e chiede un insegnamento storico onesto e plurale.

L’intervento alla Giornata della Memoria

Dal palco del teatro La Fenice di Venezia, durante le celebrazioni della Giornata della Memoria, Dario Calimani, presidente della Comunità ebraica veneziana, ha lanciato un appello netto contro l’uso strumentale della Shoah. Secondo quanto riportato dall’ANSA, Calimani ha invitato a separare con chiarezza la tragedia dello sterminio degli ebrei dalle attuali tensioni politiche legate al conflitto in Medio Oriente.

Nel suo discorso ha messo in guardia dal rischio che la commemorazione diventi un gesto vuoto o autoassolutorio: se il ricordo della Shoah viene piegato a fini politici, ha spiegato, perde il suo significato storico e morale. I sei milioni di ebrei assassinati, ha aggiunto, non possono essere chiamati a rispondere di ciò che accade oggi a Gaza.

Shoah, antisemitismo e retorica politica

Calimani ha definito “disonesto” il collegamento tra la Shoah e il conflitto tra Israele e Palestina, leggendo questa sovrapposizione come una forma di antisemitismo strumentale. A suo giudizio, si tratta di una narrazione che utilizza la tragedia storica come pretesto politico, svuotandola del suo valore universale e trasformandola in un’arma retorica.

Il presidente della Comunità ebraica ha sottolineato che ricordare lo sterminio non può significare “lavarsi la coscienza” con gesti simbolici, ma richiede rispetto, consapevolezza e rigore storico.

Scuola, 7 ottobre e narrazione storica

Una parte centrale dell’intervento è stata dedicata al mondo della scuola. Calimani ha chiesto maggiore onestà nel racconto degli eventi più recenti, facendo riferimento esplicito al 7 ottobre e all’uccisione di 1.200 civili. Secondo il presidente, sarebbe stato corretto affiancare allo studio di altri temi anche un approfondimento su quell’attacco e sulla storia di Hamas, evitando rappresentazioni parziali che finiscono per legittimare il terrorismo come forma di resistenza.

Ha chiarito di non invocare ispezioni ministeriali né limitazioni dell’autonomia didattica, ma di porre una questione di metodo: la necessità di presentare i fatti nella loro complessità, senza omissioni o semplificazioni.

Università, slogan e rischio di odio

Calimani ha poi espresso preoccupazione per il clima che si respira in alcune università e nelle piazze, dove slogan e parole d’ordine rischiano di alimentare una conoscenza distorta della storia. Ha parlato di una mancanza di “narrazione plurale”, capace di includere verità anche scomode e dolorose, denunciando il pericolo che una formazione parziale produca nuove forme di odio.

In chiusura, ha richiamato gli slogan ascoltati nei cortei, in particolare l’espressione “dal fiume al mare”. Secondo Calimani, quel grido non rappresenta una critica politica al governo di Benjamin Netanyahu, ma una negazione del diritto all’esistenza di un popolo e della sua storia. Una posizione che, ha concluso, non può essere definita anti-israeliana, ma rientra pienamente nell’antisemitismo.