Carc, il piano dei neocomunisti per “cacciare il governo Meloni”

Un documento dei Carc invoca scioperi e iniziative di piazza per “bloccare tutto” e delegittimare l’esecutivo, con riferimenti a scenari di rottura politica.

Il documento e l’obiettivo dichiarato

Scioperi, presìdi coordinati e mobilitazioni diffuse: il Carc, Partito dei comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo, annuncia una fase di lotta aperta con l’obiettivo di “cacciare il governo Meloni”. È quanto emerge da un documento pubblicato sul sito del movimento, che ha suscitato un ampio dibattito per i toni utilizzati e per i riferimenti a una trasformazione radicale dell’assetto politico.

Nel testo si parla esplicitamente di delegittimazione dell’esecutivo e della costruzione di un nuovo ordine fondato su un “blocco politico e sociale” chiamato a guidare il Paese. L’orizzonte evocato è quello di un “governo popolare di liberazione”, sostenuto da settori del movimento operaio, antagonista e comunista.

Le iniziative annunciate

Tra le azioni previste per il prossimo mese figurano cortei contro la Nato, manifestazioni a sostegno di Askatasuna, il centro sociale torinese recentemente sgomberato, e mobilitazioni contro il riarmo. Il documento lascia intendere una strategia capillare, con iniziative “azienda per azienda, scuola per scuola, territorio per territorio, quartiere per quartiere”.

Secondo quanto riportato da Il Giornale, il linguaggio adottato richiama scenari di conflitto aperto, con riferimenti storici che hanno attirato l’attenzione. Nel testo si legge infatti un paragone con l’azione del Cln durante la Resistenza: “Così operava il Cln durante la liberazione del nostro Paese dal nazifascismo. Lo abbiamo fatto una volta, possiamo farlo ancora”.

Le tensioni nel mondo universitario

Il documento evidenzia che nel mirino non ci sarebbe soltanto il governo. A conferma delle tensioni, viene citato il caso di un concerto a favore di Askatasuna annunciato a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, ma non autorizzato dalla rettrice, che ha disposto la chiusura dell’ateneo per motivi di sicurezza.

Alla decisione è seguita una presa di posizione del Cua, Collettivo universitario autonomo, che ha definito la scelta “vigliacca, autoritaria e inutilmente allarmista”, accusando la governance universitaria di agire sotto pressione e di alimentare un caso mediatico. Un episodio che si inserisce in un clima di crescente conflittualità politica e sociale, destinato a rimanere al centro del confronto nelle prossime settimane.