Verso il voto del 22 e 23 marzo 2026, il sì alla riforma prevale nei sondaggi mentre infuria la polemica sulla limitazione di un video di Alessandro Barbero.
Polemica social alla vigilia del referendum
Con l’avvicinarsi del referendum sulla riforma della giustizia, in programma il 22 e 23 marzo 2026, il confronto tra i due fronti si fa sempre più acceso. L’ultimo episodio riguarda un video dello storico Alessandro Barbero, nel quale spiegava le ragioni del “no”. Il contenuto ha visto ridursi la propria visibilità dopo l’intervento di Meta, che ha segnalato la presenza di affermazioni ritenute “fuorvianti” in seguito a un’attività di fact-checking.
L’episodio ha alimentato il dibattito politico e mediatico, inserendosi in una campagna referendaria già segnata da forti contrapposizioni.
I dati degli ultimi sondaggi
Sul piano delle intenzioni di voto, gli ultimi rilevamenti indicano un vantaggio del fronte favorevole alla riforma. Secondo un sondaggio realizzato da Youtrend per Sky Tg24, il 55% degli intervistati si dichiara orientato per il “sì” alla separazione delle carriere, mentre il 45% sceglierebbe il “no”. L’affluenza stimata si attesta intorno al 62%.
Il dato cambia sensibilmente se si guarda all’orientamento politico. Tra gli elettori del centrodestra, il sostegno al “sì” raggiunge il 96%. Tra chi vota per i partiti di opposizione, invece, solo il 12% si dichiara favorevole, mentre l’88% è contrario alla riforma.
Motivazioni tecniche al centro della scelta
Nonostante la forte correlazione tra collocazione politica e intenzione di voto, la maggioranza degli intervistati afferma di basare la propria decisione soprattutto sul merito della riforma. Il 59% del campione dichiara infatti che pesano più gli aspetti tecnici, mentre solo il 27% collega la scelta a valutazioni politiche e al giudizio sul governo Meloni.
Il sondaggio Youtrend per Sky Tg24 è stato condotto su 804 persone, rappresentative della popolazione maggiorenne residente in Italia per genere, età, titolo di studio e area geografica.
Nella media di quattro rilevazioni effettuate tra dicembre 2025 e gennaio 2026, il vantaggio del “sì” risulta ancora più marcato, con una percentuale del 58,9% contro il 41,1% dei “no”, sulla base dei dati aggregati di Emg, Ipsos, Noto e Only Numbers.
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