Meloni spera nel Nobel a Trump, Schlein: “Ci sta portando fuori asse”

Meloni apre al Nobel per Donald Trump e difende il presidente Usa: opposizioni all’attacco per la linea internazionale del governo e i rapporti con Washington.

Le parole di Giorgia Meloni su Donald Trump

A far esplodere il dibattito sono state le dichiarazioni di Giorgia Meloni in chiusura della conferenza stampa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz. La presidente del Consiglio ha espresso fiducia nel ruolo del presidente americano, arrivando ad auspicare che “un giorno potremo dare il Nobel per la pace a Donald Trump”. Un riferimento legato alla convinzione che il leader statunitense possa “fare la differenza anche per una pace giusta e duratura in Ucraina”.

Interpellata sullo stato di salute mentale di Trump, Meloni ha respinto le critiche definendole “poco serie”. “Donald Trump è il presidente eletto degli Stati Uniti – ha ricordato – e gli stessi discorsi li ho sentiti fare su Joe Biden prima di lui. Li ho sentiti fare persino su di me”, aggiungendo che in democrazia bisogna confrontarsi con leader scelti dai cittadini.

L’attacco delle opposizioni

Le parole della presidente del Consiglio hanno innescato reazioni immediate. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha parlato di una “subalternità a Trump” che l’Italia pagherebbe “a caro prezzo in termini di credibilità”, accusando il governo di allontanarsi dalla posizione condivisa dagli altri Paesi europei. Schlein ha citato anche il mancato chiarimento sulla Groenlandia, sostenendo che l’integrità territoriale di uno Stato europeo e membro della Nato “non è in vendita”.

Sui social è intervenuto anche Carlo Calenda, che ha criticato la scelta di evocare il Nobel per Trump, accusando Meloni di non lavorare a un’Europa “unita, forte e indipendente” e di unirsi invece a una “schiera di vassalli e adulatori”.

Le altre critiche politiche

Sulla stessa linea Nicola Fratoianni di Avs, che ha parlato di “vassallaggio” dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti di Trump, ironizzando sull’auspicio del Nobel e definendo l’atteggiamento della premier “fin troppo ossequioso”. Ancora più duro il riferimento a un presunto “servilismo”, paragonato a quello attribuito al segretario generale della Nato Mark Rutte.

Anche Ivan Scalfarotto, senatore di Italia viva e responsabile Esteri del partito, ha criticato l’uscita della presidente del Consiglio, definendo “assolutamente ridicola” la questione del Nobel e parlando di una sovranità solo “rappresentata” mentre si accetterebbe una reale subordinazione sul piano internazionale.

Board of peace, Trump parla dell’Italia: “Vuole entrare”, ma restano nodi politici e costituzionali