Un bambino di Minneapolis coinvolto in un arresto dell’Ice. Le immagini fanno il giro del web e alimentano il dibattito su metodi, diritti dei minori e politiche migratorie.
Arresto davanti a casa e il caso Liam
Un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement nel Minnesota ha acceso un duro confronto pubblico dopo il fermo di un bambino di cinque anni. La vicenda riguarda Liam, bloccato insieme al padre sul vialetto di casa. Secondo quanto riportato dal Washington Post, il piccolo sarebbe stato utilizzato come esca per consentire l’arresto del genitore, un immigrato di origine ecuadoriana. Le immagini del bambino, con zainetto e cappello di lana, affiancato da agenti armati e con il volto coperto, sono diventate virali e hanno suscitato indignazione.
Altri minori coinvolti e reazioni pubbliche
La notizia, rilanciata anche da Rai News 24, segnala che dall’inizio dell’anno almeno altri quattro studenti dello stesso distretto scolastico sarebbero stati fermati durante operazioni simili: due diciassettenni e una bambina di dieci anni. Il caso ha alimentato proteste e interrogativi sul coinvolgimento di minori in interventi di polizia legati all’immigrazione, con una parte dell’opinione pubblica che denuncia un approccio sproporzionato.
La versione ufficiale e il confronto istituzionale
Il Dipartimento per la sicurezza interna ha fornito una ricostruzione diversa, sostenendo che l’Ice non avrebbe preso di mira il bambino. Secondo la versione ufficiale, il padre sarebbe fuggito lasciando il figlio solo e gli agenti si sarebbero limitati a garantirne la sicurezza prima di arrestare l’uomo. Intanto, il sovrintendente del distretto scolastico di Minneapolis ha espresso forte preoccupazione, chiedendo pubblicamente perché un bambino di cinque anni sia stato trattenuto e contestando qualsiasi assimilazione del minore a una minaccia criminale.
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