Sclerosi multipla: svolta nella ricerca, studio promosso da AISM e FISM nella International Progressive MS Alliance

Uno studio internazionale identifica bavisant come candidato promettente: nei modelli sperimentali protegge i neuroni e favorisce la rigenerazione della mielina.

La scoperta pubblicata su Science Translational Medicine

Una molecola selezionata tra oltre 1.500 farmaci già esistenti ha mostrato, per la prima volta, la capacità di proteggere i neuroni e favorire la riparazione della mielina nei modelli sperimentali di sclerosi multipla progressiva. Il risultato emerge da una ricerca pubblicata su Science Translational Medicine e condotta dal consorzio internazionale BRAVEinMS. La molecola individuata si chiama bavisant ed è risultata la candidata più promettente al termine di un lungo percorso di selezione. Il progetto è nato nel 2017 nell’ambito della International Progressive MS Alliance, di cui AISM e la sua Fondazione FISM sono membri fondatori e finanziatori.

Come si è svolto lo studio

L’obiettivo di BRAVEinMS era verificare se farmaci già approvati per altre patologie potessero essere riutilizzati nella sclerosi multipla progressiva. Attraverso un sistema innovativo che combina intelligenza artificiale, analisi computazionale e test di laboratorio, i ricercatori hanno progressivamente ristretto il campo da 1.500 molecole a 273, poi a 32, fino a individuare sei candidati e infine bavisant. Il farmaco, già noto come antagonista del recettore istaminico H3 e utilizzato nei disturbi del sonno-veglia, ha il vantaggio di essere già caratterizzato dal punto di vista clinico, con tempi e costi di sviluppo più contenuti. Nei modelli sperimentali ha dimostrato di stimolare le cellule produttrici di mielina e di proteggere i neuroni dal danno degenerativo, agendo su più tipi cellulari del sistema nervoso.

Il ruolo della ricerca italiana e le prospettive

Lo studio ha coinvolto numerosi centri di eccellenza internazionali, tra cui la University of California San Francisco, il Paris Brain Institute, l’Università di Münster e istituzioni italiane come l’Istituto Superiore di Sanità e l’Università degli Studi di Milano. Secondo Paola Panina, co-autrice senior dello studio, il risultato dimostra che un approccio sistematico basato su modelli umani può individuare molecole capaci di rigenerare la mielina e proteggere i neuroni. Per Gianvito Martino, coordinatore del network, il progetto ha prodotto non solo un candidato concreto per future sperimentazioni cliniche, ma anche una piattaforma di screening validata e applicabile ad altre molecole. Il lavoro proseguirà ora con la valutazione di studi di efficacia nell’uomo, sostenuti anche da un nuovo finanziamento di 700.000 euro annunciato dall’International Progressive MS Alliance.