Giovanni Floris sostituisce Lilli Gruber a Otto e mezzo. In studio confronto acceso su Davos, Board of Peace di Trump e ruolo internazionale dell’Italia.
Floris al posto di Gruber per una sera
Alla guida di Otto e mezzo è arrivato Giovanni Floris, abituale conduttore di DiMartedì su La7. La sostituzione è avvenuta in assenza di Lilli Gruber, impegnata al World Economic Forum 2026 di Davos e costretta a saltare la puntata dopo l’evacuazione del complesso che ospitava il suo studio, a causa di un incendio. Floris ha rassicurato il pubblico spiegando che la conduttrice è al sicuro e tornerà regolarmente in onda.
Il Board of Peace e il confronto in studio
La puntata si è concentrata sugli esiti del forum di Davos e sull’iniziativa lanciata da Donald Trump, il cosiddetto Board of Peace, pensato come un consiglio ristretto di Paesi alleati degli Stati Uniti con il compito di favorire tregue, coordinare la ricostruzione post-conflitto e monitorare sicurezza e transizioni politiche in aree come Gaza e Kiev. Nel dibattito, Massimo Giannini ha espresso una valutazione critica sul ruolo dell’Italia e di Giorgia Meloni, definendo marginale la posizione assunta dal governo. Floris ha replicato sollecitando una lettura diversa della strategia italiana, ipotizzando una scelta attendista in un quadro internazionale incerto.
Le posizioni di Giannini e Scanzi
Giannini ha ribadito la propria critica, sostenendo che una presidente del Consiglio che rivendica un ruolo centrale dell’Italia non possa poi ridimensionare il proprio peso su dossier internazionali di primo piano. Ancora più dura la posizione di Andrea Scanzi, che ha definito l’iniziativa di Trump un colpo alle prospettive di pace per Gaza e ha sostenuto che Meloni sarebbe favorevole a un ingresso nel Board, ostacolato però dai vincoli costituzionali, in particolare dall’articolo 11. Scanzi ha inoltre collocato la premier italiana in un’area politica internazionale affine a leader come Javier Milei, Viktor Orbán e Benjamin Netanyahu, sottolineando le affinità ideologiche emerse nel dibattito pubblico.