Cuba parla di “stato di guerra” dopo le minacce di Trump

L’Avana aggiorna i piani di difesa temendo un’aggressione Usa. Washington valuta un cambio di regime, ma al momento non c’è una dichiarazione formale di guerra.

L’allarme dell’Avana e le parole di Trump

Cuba ha annunciato l’approvazione di piani e misure per una possibile transizione allo “stato di guerra”, dopo l’attacco statunitense in Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro. Le tensioni sono aumentate anche in seguito alle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che ha indicato l’isola come possibile prossimo obiettivo, invitando pubblicamente il governo cubano a raggiungere un accordo “prima che sia troppo tardi”. Secondo i media ufficiali, l’Avana teme una “possibile aggressione esterna” e ha richiamato l’intera isola alla mobilitazione, rafforzando la struttura militare e i dispositivi di sicurezza.

Washington e l’ipotesi di cambio di regime

Fonti citate dal Wall Street Journal riferiscono che l’amministrazione Trump starebbe valutando contatti con esponenti del governo cubano per favorire un accordo che porti a un cambio di regime entro la fine dell’anno. Gli Stati Uniti considerano l’economia cubana prossima al collasso e il governo dell’Avana particolarmente fragile dopo la perdita del sostegno venezuelano. Pur senza un piano operativo definito, la cattura di Maduro e le concessioni ottenute dai suoi alleati vengono lette come un segnale diretto a Cuba.

Difesa nazionale, Costituzione e realtà interna

Durante il lutto nazionale per la morte di 32 agenti cubani a Caracas, il Consiglio di difesa nazionale ha parlato di passaggio a uno “stato di guerra”. Il presidente Miguel Díaz-Canel, apparso in uniforme militare, ha escluso qualsiasi resa, pur lasciando aperta la porta al dialogo “nel rispetto reciproco”. Il piano, che affonda le radici nella dottrina militare elaborata negli anni Ottanta sotto Fidel Castro, punta ad aumentare la preparazione e la coesione della leadership. Tuttavia, secondo diversi analisti, non si tratta di una dichiarazione formale di guerra: il Consiglio di difesa nazionale ha aggiornato piani di contingenza per uno scenario ipotetico e non imminente, senza attivare nemmeno la mobilitazione generale prevista dalla legge. Sullo sfondo resta una crisi economica profonda, con carenze di beni essenziali, blackout e un forte calo del turismo, che aggravano le condizioni di vita della popolazione.

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