Board of peace, Trump parla dell’Italia: “Vuole entrare”, ma restano nodi politici e costituzionali

Trump dice che l’Italia chiede l’adesione al Board of peace. Le parole del presidente Usa e le cautele di Meloni delineano scenari diversi.

Le dichiarazioni di Trump sul nuovo organismo

Durante il rientro negli Stati Uniti a bordo dell’Air Force One, il presidente americano Donald Trump è tornato a parlare del Board of peace, il Consiglio di pace lanciato nei giorni scorsi a Davos. Nato inizialmente come strumento per la ricostruzione di Gaza, il progetto è stato poi ridefinito come organismo destinato alla gestione dei conflitti globali. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Trump ha spiegato che diversi Paesi importanti avrebbero manifestato interesse ad aderire. Tra questi ha citato anche l’Italia, affermando che avrebbe chiesto di firmare l’ingresso nel Board, utilizzando l’espressione “disperatamente”. Nelle stesse dichiarazioni ha fatto riferimento anche alla Polonia, sottolineando che alcuni governi dovrebbero prima confrontarsi con i rispettivi parlamenti.

La posizione espressa da Giorgia Meloni

Le parole del presidente americano non coincidono pienamente con quanto dichiarato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. In precedenza, Meloni aveva definito la posizione italiana come aperta e disponibile, evidenziando l’interesse verso un organismo ritenuto potenzialmente rilevante sul piano internazionale. La premier ha spiegato che l’Italia potrebbe svolgere un ruolo specifico nel percorso di pace in Medio Oriente e nella prospettiva dei due Stati, ma ha anche invitato alla prudenza, sottolineando la necessità di valutare attentamente il quadro giuridico e istituzionale prima di qualsiasi adesione formale.

I vincoli costituzionali e il funzionamento del Board

Meloni ha richiamato in particolare l’articolo 11 della Costituzione, che disciplina la partecipazione dell’Italia alle organizzazioni internazionali in condizioni di parità tra gli Stati e sancisce il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie. L’adesione al Board of peace dovrebbe inoltre passare da una ratifica parlamentare con legge ordinaria e potrebbe coinvolgere anche il Quirinale. Secondo le informazioni diffuse, il Board sarebbe un organismo su invito, con una quota di un miliardo di dollari per ottenere un seggio permanente. Le decisioni verrebbero prese a maggioranza, ma l’ultima parola resterebbe al presidente americano, il cui incarico potrebbe essere revocato solo da lui stesso o, in caso di impedimento, con voto unanime del comitato esecutivo da lui nominato.

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