Sclerosi multipla progressiva, individuato un farmaco che ripara la mielina

Un medicinale già approvato per altri disturbi mostra nei modelli sperimentali capacità neuroprotettive e rigenerative, aprendo a studi clinici rapidi sulla forma più grave di Sm.

La scoperta del network internazionale

Dopo quasi dieci anni di lavoro e l’analisi di 1.500 molecole, un consorzio internazionale coordinato dall’Università Vita-Salute San Raffaele e dall’IRCCS Ospedale San Raffaele ha individuato un candidato terapeutico promettente per la sclerosi multipla progressiva. Il farmaco, chiamato Bavisant, ha mostrato nei modelli sperimentali la capacità di proteggere i neuroni e, per la prima volta, di favorire la riparazione della mielina, la guaina che consente la corretta trasmissione degli impulsi nervosi.

Lo studio è stato pubblicato su Science Translational Medicine ed è il primo grande risultato del progetto BraveinMs, avviato nel 2017 grazie a un finanziamento della International Progressive MS Alliance, di cui l’Associazione italiana sclerosi multipla e la Fondazione Fism sono membri fondatori. Al network partecipano alcuni dei principali centri mondiali sulla Sm, tra cui la University of California San Francisco, l’Università di Münster, il Paris Brain Institute e la McGill University.

Una piattaforma innovativa per selezionare i farmaci

L’obiettivo del consorzio è stato riutilizzare farmaci già approvati per altre indicazioni, accelerando i tempi di sviluppo. I ricercatori hanno costruito una piattaforma di screening senza precedenti che integra algoritmi avanzati, analisi computazionali di grandi database biologici e farmacologici, modelli cellulari umani derivati da cellule staminali dei pazienti, tessuti cerebrali in coltura e modelli animali di Sm.

Da un primo filtraggio informatico sono emerse 273 molecole con potenziale attività su mielina e neuroni. Dopo test di tossicità ed efficacia, i candidati si sono ridotti progressivamente fino a sei, con Bavisant come scelta finale. Il vantaggio principale è il profilo di sicurezza già noto: questo consentirebbe di saltare la fase iniziale di sperimentazione clinica dedicata alla sicurezza, riducendo tempi e costi.

Cosa cambia per la sclerosi multipla progressiva

Nei modelli sperimentali, inclusi sistemi uomo-topo, Bavisant ha stimolato le cellule produttrici di mielina a riparare le fibre nervose, ha protetto i neuroni dalla degenerazione e ha ridotto l’attivazione dei geni legati all’infiammazione. La molecola agisce quindi su due fronti chiave: neuroni e mielina. Un aspetto cruciale, perché la forma progressiva della Sm è caratterizzata da una perdita continua della mielina e da un peggioramento irreversibile delle funzioni motorie, visive e cognitive, oggi difficilmente controllabile con le terapie disponibili.

Secondo Paola Panina, docente all’Università Vita-Salute e coautrice senior dello studio, la piattaforma sviluppata rappresenta anche un nuovo modello di ricerca, più rapido e predittivo. Gianvito Martino, direttore scientifico del San Raffaele, sottolinea che il progetto ha prodotto non solo un candidato pronto per l’ultimo passaggio verso la sperimentazione sull’uomo, ma anche altre decine di molecole potenzialmente utili. Il consorzio sta ora lavorando per avviare studi clinici di efficacia, con l’obiettivo di offrire nuove opzioni terapeutiche a una popolazione di pazienti che finora ha avuto risposte limitate.

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