Un programma installato su migliaia di computer della giustizia avrebbe consentito accessi remoti. Il ministro smentisce e parla di fake news, l’opposizione chiede chiarimenti.
L’inchiesta di Report e le accuse al ministero
Un presunto software di controllo installato su circa 40mila computer dell’amministrazione giudiziaria è al centro di una nuova polemica politica. L’accusa è stata lanciata da Report, che ha diffuso sui social le anticipazioni di un’inchiesta destinata ad andare in onda su Rai 3. Secondo la trasmissione, il programma sarebbe operativo dal 2019 su dispositivi in uso a procure, tribunali e uffici giudiziari, ufficialmente per la gestione della manutenzione informatica.
Il sistema, tuttavia, consentirebbe anche l’accesso remoto ai computer, aprendo alla possibilità che tecnici interni o esterni al ministero possano entrare nei pc dei magistrati senza autorizzazione e senza lasciare tracce. La redazione di Report, guidata da Sigfrido Ranucci, sostiene di poter documentare le affermazioni con atti e testimonianze.
La reazione politica e la richiesta di chiarimenti
La vicenda ha subito raggiunto il Parlamento. La deputata del Partito democratico Debora Serracchiani ha chiesto che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni riferisca in aula sulla fondatezza delle rivelazioni. In caso di conferma, secondo l’esponente dem, il ministro della Giustizia Carlo Nordio dovrebbe rassegnare le dimissioni.
Serracchiani ha parlato di un rischio per l’equilibrio democratico, sostenendo che un controllo non autorizzato sui magistrati e sull’informazione configurerebbe uno scenario incompatibile con i principi dello Stato di diritto.
La replica del ministro Nordio
Il ministro della Giustizia ha respinto con decisione le accuse, definendole “surreali” e prive di fondamento. Nordio ha chiarito che il sistema citato sarebbe un normale strumento di gestione e sicurezza informatica, già in uso da anni, e non consentirebbe alcuna forma di sorveglianza sull’attività dei magistrati.
Secondo il ministro, il software non leggerebbe contenuti, non registrerebbe tasti o schermi e non attiverebbe microfoni o webcam. Le funzioni di controllo remoto, ha aggiunto, non sarebbero operative né sarebbero mai state attivate. Nordio ha inoltre criticato la diffusione anticipata della notizia, accusando la trasmissione di voler generare allarme sociale e orientare l’opinione pubblica.
Lo scontro istituzionale
Il caso ha innescato un confronto acceso tra governo, opposizione e informazione. Da un lato, Report rivendica la solidità dell’inchiesta; dall’altro, il ministro parla apertamente di “pattumiera di fake news” e difende l’operato del dicastero. La questione resta ora al centro del dibattito politico, con possibili sviluppi nelle sedi istituzionali e parlamentari.
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