Board of Peace di Trump, Meloni prende tempo: “Rischio incompatibilità con la Costituzione”

La premier apre al dialogo sul nuovo organismo promosso dagli Stati Uniti, ma richiama i limiti dell’articolo 11 e ribadisce il ruolo centrale delle Nazioni Unite.

I dubbi sull’adesione italiana

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto la cautela sull’eventuale ingresso dell’Italia nel Board of Peace, l’organismo promosso dal presidente Usa Donald Trump con l’obiettivo dichiarato di favorire una soluzione alla crisi nella Striscia di Gaza e, in prospettiva, ad altri conflitti internazionali. L’invito rivolto a Roma, come ad altri Paesi, prevede la partecipazione a una sorta di organismo multilaterale alternativo, con un contributo economico molto elevato.

Intervenendo durante la puntata speciale di Porta a Porta per i 30 anni della trasmissione, la premier ha chiarito che la valutazione italiana è innanzitutto di natura giuridica. Il riferimento centrale è l’articolo 11 della Costituzione, che consente la cessione di quote di sovranità solo in condizioni di parità tra gli Stati. Un principio che, secondo Meloni, potrebbe risultare incompatibile con alcune previsioni statutarie del Board of Peace.

I limiti costituzionali e il ruolo dell’Onu

Nel suo intervento, Meloni ha ribadito che nessun nuovo organismo può sostituirsi alle Nazioni Unite. L’articolo 11, oltre a sancire il ripudio della guerra, disciplina anche la partecipazione dell’Italia alle organizzazioni internazionali, prevedendo specifiche garanzie di equilibrio e parità. Il Board of Peace, per come è stato presentato, appare più vicino a un’iniziativa politica promossa dagli Stati Uniti che a un’istituzione multilaterale riconducibile al sistema Onu.

A questo si aggiunge un ulteriore passaggio istituzionale: l’eventuale adesione a un trattato internazionale richiederebbe l’approvazione del Parlamento attraverso una legge ordinaria. Non è escluso, inoltre, un coinvolgimento del Quirinale nella valutazione complessiva dell’operazione.

Rapporti tra Ue e Usa e le adesioni internazionali

La premier ha collocato la riflessione italiana in un contesto geopolitico più ampio, segnato da equilibri fragili tra Unione europea e Stati Uniti. Meloni ha sottolineato che una frattura tra le due sponde dell’Atlantico non sarebbe nell’interesse dell’Italia, difendendo una linea di dialogo e prudenza in politica estera, anche a fronte delle critiche ricevute.

Nel frattempo, da Washington sono partiti inviti ad almeno 58 Paesi, coinvolgendo Stati arabi, Turchia, India, Paesi sudamericani ed europei. Hanno già annunciato l’adesione, tra gli altri, Qatar, Egitto, Emirati, Marocco, Canada, oltre all’Argentina e all’Ungheria. Restano invece caute o contrarie diverse capitali europee, mentre Russia, Cina e India stanno ancora valutando. L’Ucraina ha espresso difficoltà a partecipare a un tavolo che includa anche Mosca e Bielorussia.

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