Al nido i bambini diventano più forti: i batteri “buoni” arrivano soprattutto dai coetanei

Uno studio mostra che al nido i bambini acquisiscono più microbi benefici dai compagni che dalla famiglia, con effetti positivi su immunità e recupero dopo antibiotici.

Il nido come palestra per il sistema immunitario

L’ingresso al nido è spesso vissuto dai genitori come un passaggio critico per la salute dei figli, associato a raffreddori, febbri e infezioni ricorrenti. Una ricerca condotta dall’Università di Trento e pubblicata su Nature invita però a riconsiderare questa percezione. Stare a contatto con altri bambini favorisce infatti l’arricchimento del microbioma intestinale, un elemento chiave per lo sviluppo del sistema immunitario nei primi anni di vita.

Lo studio, intitolato Baby-to-baby strain transmission shapes the developing gut microbiome, ha seguito per un anno un gruppo di bambini al loro primo inserimento al nido, analizzando come e da chi venissero acquisiti i batteri intestinali. I risultati indicano che la socializzazione precoce ha un ruolo biologico profondo, non limitato all’apprendimento o alle competenze relazionali.

I numeri della ricerca e la trasmissione dei microbi

Il lavoro, coordinato dal professor Nicola Segata, si è basato su un’analisi metagenomica dettagliata. Sono stati osservati 43 bambini, entrati al nido intorno ai 10 mesi di età, insieme a genitori, educatori e fratelli maggiori, per un totale di 134 persone coinvolte. In un anno sono stati analizzati oltre mille campioni biologici, provenienti da tre asili nido di Trento.

I dati mostrano che lo scambio di batteri tra bambini avviene molto rapidamente. Già dopo il primo mese di frequenza si osserva una condivisione significativa dei ceppi batterici. Alla fine del primo trimestre, i bambini dello stesso gruppo condividono in media oltre il 20% dei loro ceppi intestinali, una percentuale nettamente superiore rispetto a quella riscontrata tra bambini che frequentano asili diversi. È quindi la vita quotidiana in spazi comuni, fatta di contatto e gioco, a favorire questo passaggio biologico.

Compagni più influenti della famiglia e recupero post-antibiotico

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il confronto tra ambiente familiare e ambiente del nido. Dopo pochi mesi, i compagni di classe diventano la principale fonte di nuovi batteri: circa il 28% dei ceppi acquisiti proviene dagli altri bambini, superando l’apporto dei familiari. Se si considera l’abbondanza complessiva dei microbi intestinali, il peso del nido risulta quasi doppio rispetto a quello della famiglia.

La ricerca evidenzia anche differenze tra figli unici e bambini con fratelli maggiori. Questi ultimi arrivano al nido con una flora batterica già più ricca e diversificata, mentre i figli unici assorbono più rapidamente i nuovi microbi dai compagni, colmando il divario iniziale.

Un altro dato significativo riguarda l’uso di antibiotici. Nei bambini che hanno assunto questi farmaci, l’acquisizione di nuovi batteri dai compagni è risultata ancora più elevata. L’ambiente del nido facilita infatti il ripopolamento dell’intestino dopo l’impoverimento causato dalla terapia, accelerando il recupero delle difese naturali.

Nel complesso, lo studio suggerisce che il nido non sia solo un luogo di cura e socializzazione, ma anche un contesto biologicamente favorevole, capace di contribuire alla costruzione di un sistema immunitario più robusto nel lungo periodo.

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