Tensione tra Macron e Trump: “Non è il momento di un nuovo colonialismo, preferisco il rispetto ai bulli”

A Davos il presidente francese critica l’unilateralismo Usa, avverte sul rischio di subordinazione europea e difende multilateralismo, cooperazione economica e Stato di diritto.

Davos, la stoccata di Macron a Trump

Nel suo intervento al World Economic Forum di Davos, il presidente francese Emmanuel Macron ha rilanciato il confronto con Donald Trump, in un clima già teso tra Stati Uniti e Unione europea dopo le minacce di nuovi dazi. Salito sul palco con occhiali a specchio per un problema alla vista, Macron ha ricordato che nel 2024 si sono registrati oltre 60 conflitti armati nel mondo, osservazione accolta con una risata dal pubblico. Un riferimento implicito alle dichiarazioni del leader americano, che in passato ha rivendicato la risoluzione di numerose guerre senza precisarne i dettagli.

Multilateralismo indebolito e rischio vassallaggio

Nel passaggio centrale del discorso, Macron ha denunciato l’erosione del multilateralismo, sostenendo che le strutture di dialogo e diplomazia vengono progressivamente svuotate. Secondo il capo dell’Eliseo, la governance collettiva sta lasciando spazio a una competizione “implacabile”, nella quale Washington punterebbe a ottenere il massimo delle concessioni, mirando a indebolire e subordinare l’Europa. Da qui l’avvertimento: accettare la “legge del più forte” significherebbe avviare un nuovo vassallaggio europeo e un approccio di tipo coloniale. In questo quadro, Macron ha criticato anche l’accumulo di territori e alcune pratiche economiche distorsive attribuite alla Cina.

Dazi, Groenlandia e Stato di diritto

A margine del forum, Macron ha definito “assurda” l’ipotesi di dazi tra alleati, ribadendo che l’Europa deve restare concentrata sulla pace in Ucraina, sul riequilibrio dei rapporti con Pechino e sulla competitività interna. Ha difeso inoltre l’invio di soldati europei in Groenlandia, spiegando che si tratta di un’azione di sostegno a un alleato e non di una minaccia. L’Europa, ha concluso, può essere lenta e bisognosa di riforme, ma resta uno spazio prevedibile e leale, fondato sullo Stato di diritto: “Preferiamo il rispetto ai bulli”, ha detto, in quella che è sembrata un’ulteriore frecciata al presidente americano.

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