La deputata di Fratelli d’Italia accusa alcuni giudici di scelte ideologiche su immigrazione e sicurezza e chiede un riordino del sistema.
Le accuse sulla giustizia e l’immigrazione
“Una parte della nostra magistratura non è libera e indipendente come stabilito dalla Costituzione”. Con queste parole Sara Kelany, responsabile immigrazione di Fratelli d’Italia, torna a criticare l’operato di alcune toghe. Già nei giorni scorsi, la parlamentare aveva sostenuto che, a fronte di politiche migratorie più restrittive adottate dal governo, si registrerebbe un aumento di provvedimenti giudiziari di segno opposto. Secondo Kelany, mentre l’esecutivo trattiene nei Cpr soggetti ritenuti pericolosi, alcuni giudici finirebbero per vanificare tali misure rimettendo in libertà migranti in attesa di espulsione.
Il trattato Italia-Albania e il ruolo dei giudici
Il tema è stato ulteriormente approfondito in un’intervista rilasciata a Il Tempo. Qui Kelany afferma che certe decisioni giudiziarie metterebbero a rischio la sicurezza dei cittadini, definendo “inaccettabile” che, per motivazioni ideologiche, si ostacolino scelte politiche dell’esecutivo. Nel mirino anche il trattato Italia-Albania, che secondo la deputata sarebbe stato osteggiato da alcuni magistrati non attraverso un’analisi dei singoli casi, ma con l’obiettivo di far naufragare una misura fortemente voluta dal centrodestra.
Csm, correnti e richiesta di riordino
Per Kelany, non si tratterebbe di una battaglia condotta sul piano del diritto, bensì dell’espressione di un pregiudizio politico. La deputata critica inoltre il Consiglio Superiore della Magistratura, accusato di rispondere a logiche correntizie e ideologiche nella gestione delle carriere e dei procedimenti disciplinari. Da qui la richiesta di “rimettere ordine” in un settore ritenuto cruciale per la sicurezza e il funzionamento dello Stato.
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