Teheran nega la revoca delle condanne a morte citata da Trump, annuncia risposte giudiziarie rapide alle proteste e intensifica i controlli mentre crescono le tensioni con Washington.
Smentita di Teheran alle dichiarazioni Usa
Arriva una dura replica dell’Iran alle affermazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva parlato di una presunta revoca delle condanne capitali per centinaia di detenuti. Il procuratore di Teheran, Ali Salehi, ha liquidato quelle parole come prive di fondamento, precisando che l’azione della magistratura contro i manifestanti resterà “decisa, deterrente e rapida”. Secondo fonti mediatiche e organizzazioni che monitorano la situazione interna, sarebbero già state formalizzate incriminazioni e avviati i passaggi verso i tribunali competenti.
Stretta sulla sicurezza e controlli capillari
Sul territorio, le forze di sicurezza proseguono con misure estese di identificazione. Testimonianze raccolte da media indipendenti riferiscono di controlli casa per casa e nelle attività commerciali, con richieste di consegna dei supporti delle telecamere di sorveglianza. Segnalazioni analoghe arrivano da diverse città, inclusa Isfahan, oltre alla capitale. I controlli comprendono posti di blocco, perquisizioni di veicoli e verifiche dei telefoni cellulari; chi risulterebbe in possesso di immagini delle proteste rischierebbe il fermo.
Khamenei e il messaggio a Washington
Nel clima di tensione è intervenuta la Guida Suprema Ali Khamenei, che in un discorso pubblico a Teheran ha attribuito i disordini a un’azione orchestrata dagli Stati Uniti, ribadendo la linea di fermezza del regime. Parallelamente, sul piano interno, le autorità hanno annunciato il ripristino del servizio Sms, essenziale anche per l’operatività bancaria digitale, mentre resta limitato l’accesso a Internet ai soli siti dell’intranet statale. È stata inoltre comunicata la riapertura delle scuole nella capitale.
Da Washington è arrivato un monito ufficiale del United States Department of State, diffuso anche sui canali social in lingua farsi, che avverte di possibili risposte severe in caso di azioni contro basi o interessi americani, accompagnate da un richiamo diretto al ruolo del presidente Trump.
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