In una lettera Giuseppe Conte replica alle critiche di Ferruccio de Bortoli, rivendica coerenza sulla politica estera e attacca le scelte del governo Meloni su difesa, Medio Oriente e Iran.
La replica al Corriere e la difesa della propria linea
“Non sono il sosia del Conte premier, sono sempre io”. Con queste parole Giuseppe Conte interviene in una lettera al Corriere della Sera, rispondendo a due commenti firmati da Ferruccio de Bortoli. Il leader del Movimento 5 Stelle respinge l’idea di una doppia postura tra il periodo a Palazzo Chigi e l’attuale ruolo di opposizione, sostenendo di aver sempre affrontato la politica estera e le alleanze storiche dell’Italia, in particolare con gli Stati Uniti, senza rinunciare allo spirito critico.
Conte rivendica una linea di collaborazione ma non di subordinazione, affermando che, anche durante il suo mandato da presidente del Consiglio, i rapporti con Washington si sono basati su confronto e autonomia decisionale.
I rapporti con Trump, Nato e scelte economiche
Nel testo, Conte ricorda i rapporti intrattenuti con Donald Trump, sottolineando come il dialogo con l’amministrazione americana non abbia impedito all’Italia di difendere i propri interessi nazionali. Tra gli esempi citati, il rifiuto di sostenere l’iniziativa su Venezuela legata a Juan Guaidó, le divergenze sulla cooperazione economica con la Cina e il confronto in sede NATO sugli impegni di spesa per la difesa.
Conte contrappone quelle scelte all’operato dell’attuale esecutivo guidato da Giorgia Meloni, accusato di accettare nuovi impegni militari senza obiezioni, mentre – a suo dire – crescono tagli ai servizi e pressioni fiscali.
Medio Oriente, Iran e ruolo dell’Europa
La lettera si spinge poi sul terreno delle ipotesi politiche, immaginando cosa sarebbe accaduto “se Conte fosse premier” oggi. In questo scenario, l’ex capo del governo afferma che l’Italia avrebbe adottato misure più dure contro Israele, includendo sanzioni e stop alle collaborazioni militari, richiamando precedenti decisioni su forniture di armi verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti durante il conflitto in Yemen.
Sul piano europeo, Conte sostiene che l’Unione Europea dovrebbe assumere un ruolo più incisivo, sia sul fronte commerciale sia su quello geopolitico. In particolare, richiama la necessità di un’azione più determinata nei confronti del regime dell’Iran, attraverso iniziative politiche, diplomatiche ed economiche, senza limitarsi ad attendere le decisioni di altri attori internazionali.
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