Emergenza freddo in Ucraina, il sindaco di Kiev: “Abbiamo metà dell’energia di cui abbiamo bisogno”

Temperature polari e blackout diffusi mettono in ginocchio le città ucraine. I raid russi sulle infrastrutture energetiche aggravano l’emergenza mentre il Paese affronta l’inverno più duro della guerra.

Città al freddo e servizi essenziali compromessi

Vivere con temperature esterne che scendono fino a meno 20 gradi e con i droni che sorvolano i quartieri è diventata una condizione quotidiana per molti cittadini dell’Ucraina. I bombardamenti russi contro le infrastrutture energetiche hanno provocato blackout prolungati e una drastica riduzione del riscaldamento domestico. In diverse abitazioni i termosifoni funzionano solo per poche ore al giorno, quando l’elettricità non viene interrotta del tutto.

Nella capitale Kiev, le temperature notturne raggiungono valori estremi e centinaia di edifici residenziali restano senza riscaldamento. In alcune aree la corrente manca da giorni, rendendo difficili anche le attività più elementari. Le autorità cittadine hanno disposto la chiusura delle scuole fino all’inizio di febbraio e una forte riduzione dell’illuminazione pubblica per contenere i consumi energetici.

Blackout diffusi e rete sotto pressione

La crisi non riguarda solo la capitale. Nelle regioni orientali, come Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia, i raid russi hanno causato ripetute interruzioni di elettricità e riscaldamento, lasciando migliaia di persone al freddo. Alle conseguenze dei bombardamenti si sommano le sospensioni programmate, necessarie per tentare riparazioni d’emergenza della rete.

Secondo le autorità ucraine, il sistema energetico nazionale è oggi in grado di coprire solo una parte del fabbisogno. La capacità di produzione elettrica risulta nettamente inferiore alle necessità del Paese, costringendo il governo a dichiarare lo stato di emergenza energetica e a introdurre misure straordinarie di razionamento.

Emergenza umanitaria e strategia militare russa

Per fronteggiare la situazione, sono stati allestiti in tutto il territorio i cosiddetti “Punti di invincibilità”: strutture temporanee riscaldate, dotate di stufe, bevande calde e prese elettriche per la ricarica dei dispositivi. Anche il sistema ferroviario è stato utilizzato come rifugio, con vagoni mantenuti operativi e fermi sui binari per offrire un riparo dal freddo. In alcune città, invece, le linee metropolitane sono state sospese per ridurre i consumi.

La pressione sull’Ucraina si inserisce nella strategia del presidente russo Vladimir Putin, che punta a sfruttare l’inverno per indebolire il Paese colpendo in modo sistematico il settore energetico. Le operazioni militari si concentrano su grandi centri urbani come Kiev, Odessa e Dnipro, con attacchi ripetuti a intervalli regolari per ostacolare le riparazioni e isolare le città dalla rete nazionale. Le conseguenze si riflettono sulla popolazione, costretta a convivere con il freddo, la mancanza di servizi e l’insicurezza costante, mentre il conflitto entra nel suo inverno più duro.

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