Solidarietà al popolo iraniano e condanna della repressione degli ayatollah: leader politici in piazza a Roma, ma non mancano momenti di contestazione tra i manifestanti.
La mobilitazione in Campidoglio e la presenza politica
Una manifestazione di sostegno al popolo iraniano si è svolta il 16 gennaio in piazza del Campidoglio, a Roma, su iniziativa di Amnesty International Italia e del movimento Donna Vita Libertà. L’obiettivo dichiarato era denunciare la repressione del regime degli ayatollah e ribadire l’appoggio alle proteste in corso in Iran, con particolare attenzione alla condizione di donne, giovani e studenti universitari.
Alla mobilitazione hanno partecipato diversi esponenti del centrosinistra: la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, il segretario di Più Europa Riccardo Magi e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Dal palco e tra i manifestanti è arrivata una condanna unanime della violenza esercitata dal regime iraniano, definito dispotico e autoritario.
Le richieste all’Unione Europea e alla comunità internazionale
Durante gli interventi è stato chiesto all’Unione Europea e alla comunità internazionale di rafforzare l’isolamento diplomatico di Teheran, utilizzando tutti gli strumenti politici disponibili per contrastare la repressione. Elly Schlein ha ribadito il sostegno storico al movimento Donna Vita Libertà, sottolineando la necessità di evitare qualsiasi forma di appoggio, diretto o indiretto, alle azioni repressive del regime.
Giuseppe Conte ha parlato di una svolta violenta inaccettabile, da condannare senza ambiguità, mentre Nicola Fratoianni ha rivendicato l’unità del campo progressista al fianco dei popoli che lottano per libertà, democrazia e diritti civili, respingendo le accuse di ambiguità provenienti dal centrodestra.
Le contestazioni sui simboli monarchici
La manifestazione è stata segnata anche da momenti di tensione. Un gruppo di dissidenti iraniani ha mostrato cartelli con l’immagine di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià, e ha esibito la bandiera iraniana precedente alla rivoluzione islamica. La presenza di simboli monarchici ha provocato contestazioni da parte di altri manifestanti, accompagnate da slogan polemici.
Gli organizzatori sono intervenuti per allontanare il gruppo, richiamando la necessità di mantenere la piazza unitaria. L’episodio ha evocato precedenti simili avvenuti in altre manifestazioni di area progressista, dove dissidenti legati a contesti politici controversi erano stati respinti per evitare divisioni interne alla mobilitazione.
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