Da Washington l’appello del figlio dell’ultimo scià: il sistema di potere iraniano è definito un’occupazione straniera, pronta a cadere con una transizione già pianificata.
Le accuse alla Repubblica islamica
La Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran, ha attaccato duramente il regime di Teheran durante una conferenza stampa tenuta a Washington. Secondo Pahlavi, la cosiddetta Repubblica islamica non rappresenta il governo legittimo del Paese e quanto sta accadendo non può più essere definito una semplice repressione interna. A suo giudizio, si tratta di una vera e propria “occupazione straniera” imposta al popolo iraniano.
Nel suo intervento ha affermato che la caduta del regime è inevitabile: non una possibilità, ma una questione di tempo. Il sistema di potere, ha sostenuto, sarebbe ormai “vicino al collasso”, indebolito dalle proteste e dalla perdita di consenso all’interno della società iraniana.
L’appello alla leadership e il ritorno in Iran
Pahlavi ha dichiarato che molti suoi connazionali gli chiedono di assumere un ruolo guida nel movimento di opposizione. In risposta, ha ribadito un impegno che definisce di lunga data: intervenire per contribuire a “riprendere il Paese” da una forza che considera ostile e anti-iraniana. Nel suo discorso ha affermato l’intenzione di tornare in Iran, sostenendo di trovarsi in una posizione particolare per favorire una transizione stabile.
Secondo Pahlavi, questa valutazione non sarebbe una sua opinione personale, ma il risultato di un mandato espresso dalla popolazione, anche in condizioni di estrema repressione. Ha parlato di una volontà popolare manifestata apertamente, nonostante i rischi affrontati dai manifestanti.
Il piano per una transizione ordinata
Nel corso della conferenza stampa, Pahlavi ha affermato di disporre di un piano completo per una transizione ordinata del potere, definendolo pronto per essere attuato immediatamente. L’obiettivo dichiarato è evitare il caos istituzionale e garantire una fase di passaggio che consenta al Paese di avviarsi verso un nuovo assetto politico.
Le sue dichiarazioni si inseriscono in un contesto di forte attenzione internazionale sulla situazione iraniana, mentre le proteste interne continuano e il futuro del regime resta al centro del dibattito politico e diplomatico globale.
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