È scoppiata l’ennesima polemica attorno a Giuseppe Valditara, finito al centro delle critiche per una circolare diffusa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito che chiedeva alle scuole una rilevazione degli studenti palestinesi iscritti nell’anno scolastico in corso. Opposizioni e sindacati hanno parlato apertamente di “schedatura”, accusando il ministro di aver introdotto una pratica discriminatoria ai danni di minori già esposti a situazioni di forte vulnerabilità. Dal dicastero, però, è arrivata una smentita netta: l’obiettivo sarebbe esclusivamente quello di favorire il pieno inserimento scolastico.
La circolare e la spiegazione del ministero
La nota ministeriale, diffusa l’8 gennaio, chiede agli istituti scolastici di rilevare il numero di alunni palestinesi presenti, distinguendo i dati per regione e ordine di scuola. A chiarire il senso dell’iniziativa è stata Carmela Palumbo, capo dipartimento per il Sistema educativo di istruzione e formazione, che ha sottolineato come non siano richiesti né nomi né cognomi, ma esclusivamente dati numerici aggregati.
Secondo il ministero, si tratta di un monitoraggio analogo a quello già effettuato in passato per gli studenti ucraini, con una particolare attenzione agli alunni che devono sostenere esami. La finalità dichiarata è quella di poter attivare, laddove necessario, misure di supporto e accompagnamento, anche sul piano didattico e organizzativo. Da qui la precisazione: parlare di schedatura sarebbe falso e fuorviante, soprattutto perché l’iniziativa si inserirebbe in un quadro di interventi a carattere umanitario e inclusivo.
Le accuse di “schedatura su base etnica”
Le spiegazioni del ministero non hanno però convinto una parte consistente del mondo sindacale e politico. L’Unione sindacale di base della scuola ha definito la circolare “un atto inaccettabile”, sostenendo che introduca una schedatura su base etnica e nazionale all’interno della scuola pubblica. Secondo il sindacato, la rilevazione rischierebbe di trasformarsi in una forma di ghettizzazione di bambini e bambine palestinesi, in contrasto con i principi di uguaglianza e tutela dei minori sanciti dalla Costituzione.
Sulla stessa linea anche la Flc Cgil, che ha espresso forti perplessità sia sulle modalità sia sulle finalità dell’indagine. Per la federazione, la nota non chiarirebbe in modo sufficiente le ragioni della richiesta dei dati, che peraltro dovrebbero già essere in possesso dell’amministrazione centrale. Anche qualora l’obiettivo fosse il monitoraggio dei percorsi di inserimento, secondo la Flc Cgil la scelta di concentrarsi esclusivamente sugli studenti palestinesi assumerebbe un carattere discriminatorio e difficilmente giustificabile.
Il dibattito arriva in Parlamento
Le critiche non si sono fermate ai sindacati. In Parlamento, esponenti del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura hanno chiesto chiarimenti diretti al ministro, parlando di dubbi e preoccupazioni comprensibili di fronte a una richiesta di questo tipo. Pur prendendo atto della posizione ufficiale del Mim, i deputati pentastellati hanno chiesto maggiore trasparenza sulle finalità e sulle garanzie a tutela degli studenti coinvolti.
La vicenda, insomma, ha riacceso uno scontro politico e culturale che va oltre la singola circolare. Da una parte il ministero rivendica un’azione di monitoraggio a fini inclusivi; dall’altra, opposizioni e sindacati temono che la scuola venga trascinata su un terreno scivoloso, in cui la raccolta di dati legati all’identità nazionale rischia di entrare in conflitto con i principi di uguaglianza e non discriminazione che dovrebbero guidare l’istruzione pubblica.
Troppi impegni per Trump, si addormenta durante la riunione
“Mangia bene, cresci bene”: dati su obesità e alimentazione
Ezio Mauro contro Trump a DiMartedì: “Negata la base della democrazia”
Cortisone per curare l’influenza, Bassetti: “Ecco quando usarlo