In Italia il vaccino contro l’Hpv potrebbe prevenire quasi 3.000 decessi l’anno, ma scarsa consapevolezza, timori infondati e disuguaglianze territoriali frenano le coperture.
Coperture ancora lontane dagli obiettivi
Il vaccino contro il papillomavirus umano (Hpv) rappresenta uno strumento decisivo per ridurre in modo drastico i tumori correlati all’infezione, che ogni anno causano in Italia quasi tremila morti. Nonostante questo potenziale, la prevenzione resta fortemente sottoutilizzata. Oggi solo circa la metà delle ragazze e dei ragazzi nella fascia target, sotto i 12 anni, risulta adeguatamente vaccinata.
Il quadro è emerso durante il convegno “Promuovere la salute, educare alla prevenzione: il ruolo condiviso contro l’Hpv”, ospitato presso l’Istituto Superiore di Sanità. Secondo i dati illustrati, l’Italia è ancora molto distante dall’obiettivo fissato a livello internazionale di raggiungere una copertura del 95% entro il 2030, con forti differenze tra le regioni.
Paure, disinformazione e ostacoli pratici
Alla base delle basse adesioni c’è una diffusa sottovalutazione del rischio. Sette genitori su dieci ritengono che il vaccino Hpv non sia realmente utile, mentre otto su dieci non considerano l’infezione una malattia grave. A questi atteggiamenti si aggiungono dubbi sulla sicurezza: il 40% dei genitori dichiara di temere possibili effetti avversi.
Un ruolo rilevante è giocato anche da fattori organizzativi. Il 70% degli intervistati segnala difficoltà nel raggiungere i centri vaccinali e sei genitori su dieci non sono a conoscenza del fatto che la vaccinazione è gratuita. Tutti elementi che contribuiscono a rallentare l’adesione, nonostante l’evidenza scientifica sull’efficacia della prevenzione.
Le differenze regionali e le buone pratiche
I dati del Ministero della Salute mostrano che nessuna regione ha ancora raggiunto il livello di copertura raccomandato. Si va da un massimo del 77% registrato in Lombardia a un minimo del 23% in Sicilia. Secondo Raffaella Bucciardini, responsabile scientifica del progetto europeo Perch, capofila italiano l’Iss, le cause principali risiedono in una consapevolezza incompleta della pericolosità del virus e del suo legame diretto con lo sviluppo di tumori.
Alcune esperienze locali dimostrano però che invertire la tendenza è possibile. Un progetto pilota avviato dalla Asl di Taranto, con la somministrazione del vaccino direttamente in 29 scuole, ha portato a un netto aumento delle coperture: tra le ragazze di 11 e 12 anni si è passati dal 57% al 73%, mentre tra i coetanei maschi dal 45% al 67,4%. Un risultato che evidenzia come l’accesso facilitato e l’informazione mirata possano incidere in modo concreto sulla prevenzione.
