Astensione M5S sulla mozione Iran spacca il campo progressista: Fassino critica Conte e chiede chiarezza su Iran e Ucraina
L’astensione del Movimento 5 Stelle sulla mozione contro la repressione in Iran provoca tensioni nel fronte progressista, con Piero Fassino che invoca una linea più netta a sostegno dei manifestanti.
La mozione sull’Iran e le frizioni nel campo progressista
L’astensione del Movimento 5 Stelle dalla firma della mozione parlamentare di condanna della repressione delle proteste in Iran, approvata con il sostegno di tutte le altre forze politiche, ha aperto una nuova frattura nel cosiddetto campo largo. Una scelta che ha suscitato perplessità anche tra gli alleati, a partire dal Partito Democratico.
A intervenire con parole nette è stato Piero Fassino, vicepresidente della Commissione Difesa alla Camera, che in un’intervista al Quotidiano Nazionale ha definito l’atteggiamento dei Cinque Stelle come “una conferma di incertezze e timidezze di una parte dell’opposizione” di fronte alla crisi iraniana.
Fassino: “Sostegno pieno al popolo iraniano”
Secondo Fassino, la preoccupazione per un possibile intervento militare statunitense non può diventare un alibi per attenuare il sostegno politico e diplomatico ai manifestanti iraniani. “Manifestare timori su scenari esterni non giustifica in alcun modo un minore appoggio a chi lotta per la libertà contro il regime degli ayatollah”, ha spiegato.
Il parlamentare dem ha inoltre sottolineato come una presa di posizione ampia e condivisa dell’Europa e dell’Italia possa ridurre il rischio che la gestione della crisi venga lasciata esclusivamente agli Stati Uniti. Proprio per questo, ha aggiunto, chi non auspica interventi militari dovrebbe essere il primo a sostenere in modo visibile le istanze del popolo iraniano.
Il nodo Ucraina e le divisioni sul futuro
Nel suo intervento, Fassino ha esteso la critica anche alla politica estera del Movimento 5 Stelle sul conflitto in Ucraina. “Se Giuseppe Conte fosse oggi presidente del Consiglio, proporrebbe di interrompere il sostegno italiano a Kiev?”, ha chiesto, sollecitando una risposta chiara.
Le dichiarazioni del dirigente democratico mettono in evidenza le difficoltà di tenuta del fronte anti-governativo, attraversato da posizioni divergenti su dossier internazionali cruciali come Iran e Ucraina. Divisioni che, secondo osservatori interni allo stesso schieramento, rischiano di indebolire il progetto politico comune ben prima delle elezioni politiche del 2027.
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