Un uomo di 50 anni muore a Catania dopo una grave insufficienza respiratoria: individuato un virus A-H3. Nessuna conferma sulla “variante K”, chiarimenti dagli specialisti.
Il caso di Catania e il virus individuato
L’influenza torna sotto i riflettori dopo il decesso di un uomo di 50 anni a Catania, ricoverato in ospedale per una severa insufficienza respiratoria e sottoposto a trattamento con Ecmo. Gli accertamenti virologici effettuati durante il ricovero hanno rilevato la presenza di un virus respiratorio di tipo A, sottotipo H3.
Al momento, le autorità sanitarie non confermano il coinvolgimento della cosiddetta “variante K” né un nesso causale diretto e certo tra l’infezione influenzale e il decesso. Il quadro clinico resta quindi oggetto di valutazioni approfondite.
Le parole di Matteo Bassetti
Interpellato dall’agenzia Adnkronos, Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha invitato alla cautela: «Parlare di primo decesso per la variante K non ha senso. Ogni anno si registrano morti per forme gravi di influenza e anche questa stagione non fa eccezione».
Bassetti ha poi richiamato l’attenzione sulla corretta gestione terapeutica delle sindromi influenzali. Il paracetamolo resta indicato per il controllo della febbre, mentre ibuprofene e altri antinfiammatori hanno un’azione più incisiva sul dolore e sull’infiammazione. Nei casi con compromissione respiratoria importante, lo specialista segnala che il cortisone può risultare utile, in linea con le indicazioni previste per le polmoniti più severe.
Cortisone e influenza: quando è indicato
Gli esperti sottolineano che il cortisone non deve essere utilizzato in modo indiscriminato nelle comuni forme influenzali. La Società Italiana di Medicina Generale raccomanda di evitarne l’impiego nei quadri non complicati, poiché può ridurre le difese immunitarie e aumentare il rischio di effetti collaterali, senza incidere direttamente sulla replicazione virale.
Il suo utilizzo è riservato a situazioni cliniche selezionate, come polmoniti gravi o insufficienze respiratorie, e deve avvenire sotto stretto controllo medico, quando il beneficio atteso supera i potenziali rischi.
La cosiddetta influenza “variante K”, riconducibile al ceppo A-H3N2, non rappresenta una novità per la comunità scientifica. I sintomi più comuni includono febbre elevata, dolori muscolari, tosse secca, mal di gola e spossatezza marcata. Nella maggior parte dei casi la durata è compresa tra cinque e dieci giorni, ma può allungarsi in presenza di complicanze. Gli specialisti ribadiscono l’importanza della vaccinazione stagionale, delle misure di igiene respiratoria e di un monitoraggio precoce dei pazienti più fragili.
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